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Capistrano (VV), sabato 5 dicembre 2020 ~ Ore : 12:11:10 - Settimana dell'anno n° 49 - Trimestre 4 [dicembre] Sagittario :-) ;-) - Giorni trascorsi da InizioAnno: 340 - Giorni mancanti a FineAnno: 26

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Il Vangelo della domenica

 

Pange, lingua, gloriósi prœlium - Canta, o lingua, la lotta del combattimento glorioso (Testo completo)

Settimana Santa

In questa pagina riporto il testo completo dell'Inno "Pange, lingua, gloriósi prœlium certáminis".
L'Inno liturgicamente è diviso, recitato e/o cantato in diversi modi, non per ultino "Crux fidélis".
Domenica delle Palme e Settimana Santa si recitano e/o si cantano:

 

Latino

Pange, lingua, gloriósi
prœlium certáminis,
et super crucis tropæo
dic triúmphum nóbilem,
quáliter redémptor orbis
immolátus vícerit.

De paréntis protoplásti
fraude factor cóndolens,
quando pomi noxiális
morte morsu córruit,
ipse lignum tunc notávit,
damna ligni ut sólveret.

Hoc opus nostræ salútis
ordo depopóscerat,
multifórmis perditóris
arte ut artem fálleret,
et medélam ferret inde,
hostis unde læserat.

Quando venit ergo sacri
plenitúdo témporis,
missus est ab arce Patris
Natus, orbis cónditor,
atque ventre virgináli
carne factus pródiit.

Vagit infans inter arcta
conditus praesepia:
membra pannis involuta
Virgo Mater alligat:
et manus pedesque et crura
stricta cingit fascia.

Lustra sex qui iam perácta
tempus implens córporis,
se volénte, natus ad hoc,
passióni déditus,
agnus in crucis levátur
immolándus stípite.

En acétum, fel, arúndo,
sputa, clavi, láncea;
mite corpus perforátur,
Sanguis, unda prófluit;
terra, pontus, astra, mundus,
quo lavántur flúmine!

Crux fidélis, inter omnes
arbor una nóbilis!
Nulla talem silva profert,
flore, fronde, gérmine.
Dulce lignum, dulci clavo,
dulce pondus sustinens!

Flecte ramos, arbor alta,
tensa laxa víscera,
et rigor lentéscat ille,
quem dedit natívitas,
ut supérni membra regis
miti tendas stípite.

Sola digna tu fuísti
ferre sæculi prétium,
atque portum præparáre
nauta mundo náufrago,
quem sacer cruor perúnxit,
fusus Agni corpore.

Æqua Patri Filióque,
ínclito Paráclito,
sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória,
cuius alma nos redémit
atque servat grátia.

Amen.

Ritmica

Canta o cuore il sacrificio
di Gesù sul Gòlgota:
egli ottiene sulla Croce
un trionfo splendido;
l'immolato Redentore
vittorioso domina.

Colse Adamo il frutto amaro
dalla pianta perfida;
e la pena della morte
quella colpa merita;
ora sul divino legno
Cristo sconta il debito.

Fu la mente del Creatore
a pensar quest'opera:
del nemico le arti stesse
contro lui ritorcere;
là dov'egli inferse i colpi
il rimedio porgere.

Quando giunse il tempo sacro
di salvare gli uomini,
fu mandato a noi dal Padre
proprio l'Unigenito,
che da un grembo verginale
volle in terra nascere.

Piange il bimbo nel presepio,
luogo oscuro e povero;
è ravvolto in pochi panni
dalla Madre vergine:
mani e piedi del Signore
or le fascie avvolgono.

Cristo vive per trent'anni
una vita semplice;
poi va incontro alla Passione
per sua scelta libera,
e l'agnello che s'immola
sale sul patibolo.

Ecco: fiele, aceto, canna,
spine, chiodi, spasimi.
Or la lancia fora il cuore:
acqua e sangue scorrono;
con quell'onda l'universo
tutto si purifica.

O fedele santa Croce,
tronco nobilissimo!
Mai produsse alcuna selva
una pianta simile.
Dolce legno che coi chiodi
reggi il corpo amabile!

Piega i rami, o santa Croce,
non tenerli rigidi.
Si rallenti quel rigore
dato dall'origine:
le regali membra porta
con amor benevolo.

Fosti degna d'innalzare
la divina Vittima;
ed il porto più sicuro
offri al mondo naufrago:
tu del sangue dell'Agnello
ti presenti rorida.

Gloria al Padre, gloria al Figlio
col divino Spirito;
al Dio vivo in tre persone
lode senza termine:
ci redime con amore
dato senza limiti.

Così sia.

Traduzione

Canta, o lingua,
il glorioso combattimento
e celebra il nobile trionfo
sul trofeo della Croce,
come il Redentore del mondo,
immolato, ha vinto.

Avendo il Creatore compassione
del peccato del progenitore,
allorché questi, mangiando del pomo dannoso,
incorse nel castigo della morte,
Egli stesso fin da allora designò l'albero
che riparasse i danni dell'albero.

L'economia della nostra salvezza
richiedeva questa opera,
affinché con l'astuzia rendesse inefficace
l'astuzia del multiforme ingannatore,
e traesse il rimedio di là
donde il nemico aveva recato danno.

Quando dunque giunse
la pienezza del tempo sacro,
fu mandato dalla cittadella del Padre
il Figlio, Creatore del mondo,
e da un seno verginale
fu generato rivestito di carne.

Vagisce il fanciullo giacente
nell'angusto presepe, le membra
nei panni involge la Vergine Madre,
le mani e i piedi di un Dio
sono uniti da una stretta fascia.

Trascorsi trent'anni
e completata la durata della vita terrena,
Egli si offre volontariamente alla Passione,
per la quale era nato,
come Agnello è innalzato sul legno della Croce,
per esservi immolato.

Or ecco l'aceto, il fiele, la canna,
gli sputi, i chiodi e la lancia;
trafitto è l'amabile corpo,
da cui fluisce sangue, acqua;
da quale torrente sono lavati
la terra, il mare, il cielo, il mondo!

O Croce fedele, tra tutti
unico albero nobile!
Un altro non v'è nella selva a te uguale
di fiori, di fronde, di rami.
Dolce legno che sostiene
il dolce Peso con dolci chiodi!

Fletti i rami, o albero alto,
distendi le rigide fibre,
si allenti quel rigido legno
che porti con te per natura,
affinché tu accolga su morbido tronco
le membra del superno Signore.

Tu sola fosti degna
di reggere il prezzo del mondo
e come nocchiero di preparare
un porto al mondo naufrago,
che il sacro Sangue, effuso
dal corpo dell'Agnello, unse.

Ugual gloria sia al Padre,
al Figlio e all'inclito Paraclito,
eterna sia gloria
alla beata Trinità,
il cui benigno amore
ci ha redento, e ci custodisce.

Così sia.

* * *

San Venanzio Fortunato [Nel tempo ha subìto modifiche]

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