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Capistrano (VV), martedì 11 dicembre 2018 ~ Ore : 06:03:24 - Settimana dell'anno n° 50 - Trimestre 4° [dicembre] Sagittario :-) ;-) - Giorni trascorsi da InizioAnno: 345 - Giorni mancanti a FineAnno: 20

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Il Vangelo della domenica

 

Pange, lingua, gloriósi prœlium certáminis

Settimana Santa [e, ad libitum, anche nelle ferie della quinta settimana di Quaresima]

Ad Officium lectionis

Pange, lingua, gloriósi
prœlium certáminis,
et super crucis tropæo
dic triúmphum nóbilem,
quáliter redémptor orbis
immolátus vícerit.

De paréntis protoplásti
fraude factor cóndolens,
quando pomi noxiális
morte morsu córruit,
ipse lignum tunc notávit,
damna ligni ut sólveret.

Hoc opus nostræ salútis
ordo depopóscerat,
multifórmis perditóris
arte ut artem fálleret,
et medélam ferret inde,
hostis unde læserat.

Quando venit ergo sacri
plenitúdo témporis,
missus est ab arce Patris
Natus, orbis cónditor,
atque ventre virgináli
carne factus pródiit.

Lustra sex qui iam perácta
tempus implens córporis,
se volénte, natus ad hoc,
passióni déditus,
agnus in crucis levátur
immolándus stípite.

Æqua Patri Filióque,
ínclito Paráclito,
sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória,
cuius alma nos redémit
atque servat grátia.

Amen.

Al'Ufficio delle letture

Canta, o lingua,
il glorioso combattimento
e celebra il nobile trionfo
sul trofeo della Croce,
come il Redentore del mondo,
immolato, ha vinto.

Avendo il Creatore compassione
del peccato del progenitore,
allorché questi, mangiando del pomo dannoso,
incorse nel castigo della morte,
Egli stesso fin da allora designò l'albero
che riparasse i danni dell'albero.

L'economia della nostra salvezza
richiedeva questa opera,
affinché con l'astuzia rendesse inefficace
l'astuzia del multiforme ingannatore,
e traesse il rimedio di là
donde il nemico aveva recato danno.

Quando dunque giunse
la pienezza del tempo sacro,
fu mandato dalla cittadella del Padre
il Figlio, Creatore del mondo,
e da un seno verginale
fu generato rivestito di carne.

Trascorsi trent'anni
e completata la durata della vita terrena,
Egli si offre volontariamente alla Passione,
per la quale era nato,
come Agnello è innalzato sul legno della Croce,
per esservi immolato.

Uguale gloria sia al Padre e al Figlio
e all’inclito Paraclito,
gloria eterna
alla beata Trinità,
la cui nobile grazia ci ha redenti
e ci conserva.

Così sia.

 

 

Pange, lingua, gloriósi prœlium certáminis... - Canta, o lingua, la lotta del combattimento glorioso...

Testo intero (Le ultime 5 strofe alle Lodi Mattutine):

Pange, lingua, gloriósi
prœlium certáminis,
et super crucis tropæo
dic triúmphum nóbilem,
quáliter redémptor orbis
immolátus vícerit.

De paréntis protoplásti
fraude factor cóndolens,
quando pomi noxiális
morte morsu córruit,
ipse lignum tunc notávit,
damna ligni ut sólveret.

Hoc opus nostræ salútis
ordo depopóscerat,
multifórmis perditóris
arte ut artem fálleret,
et medélam ferret inde,
hostis unde læserat.

Quando venit ergo sacri
plenitúdo témporis,
missus est ab arce Patris
Natus, orbis cónditor,
atque ventre virgináli
carne factus pródiit.

Vagit infans inter arcta
conditus praesepia:
membra pannis involuta
Virgo Mater alligat:
et manus pedesque et crura
stricta cingit fascia.

Lustra sex qui iam perácta
tempus implens córporis,
se volénte, natus ad hoc,
passióni déditus,
agnus in crucis levátur
immolándus stípite.

En acétum, fel, arúndo,
sputa, clavi, láncea;
mite corpus perforátur,
Sanguis, unda prófluit;
terra, pontus, astra, mundus,
quo lavántur flúmine!

Crux fidélis, inter omnes
arbor una nóbilis!
Nulla talem silva profert,
flore, fronde, gérmine.
Dulce lignum, dulci clavo,
dulce pondus sustinens!

Flecte ramos, arbor alta,
tensa laxa víscera,
et rigor lentéscat ille,
quem dedit natívitas,
ut supérni membra regis
miti tendas stípite.

Sola digna tu fuísti
ferre sæculi prétium,
atque portum præparáre
nauta mundo náufrago,
quem sacer cruor perúnxit,
fusus Agni corpore.

Æqua Patri Filióque,
ínclito Paráclito,
sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória,
cuius alma nos redémit
atque servat grátia.

Amen.

Canta, o lingua,
il glorioso combattimento
e celebra il nobile trionfo
sul trofeo della Croce,
come il Redentore del mondo,
immolato, ha vinto.

Avendo il Creatore compassione
del peccato del progenitore,
allorché questi, mangiando del pomo dannoso,
incorse nel castigo della morte,
Egli stesso fin da allora designò l'albero
che riparasse i danni dell'albero.

L'economia della nostra salvezza
richiedeva questa opera,
affinché con l'astuzia rendesse inefficace
l'astuzia del multiforme ingannatore,
e traesse il rimedio di là
donde il nemico aveva recato danno.

Quando dunque giunse
la pienezza del tempo sacro,
fu mandato dalla cittadella del Padre
il Figlio, Creatore del mondo,
e da un seno verginale
fu generato rivestito di carne.

Vagisce il fanciullo giacente
nell'angusto presepe, le membra
nei panni involge la Vergine Madre,
le mani e i piedi di un Dio
sono uniti da una stretta fascia.

Trascorsi trent'anni
e completata la durata della vita terrena,
Egli si offre volontariamente alla Passione,
per la quale era nato,
come Agnello è innalzato sul legno della Croce,
per esservi immolato.

Or ecco l'aceto, il fiele, la canna,
gli sputi, i chiodi e la lancia;
trafitto è l'amabile corpo,
da cui fluisce sangue, acqua;
da quale torrente sono lavati
la terra, il mare, il cielo, il mondo!

O Croce fedele, tra tutti
unico albero nobile!
Un altro non v'è nella selva a te uguale
di fiori, di fronde, di rami.
Dolce legno che sostiene
il dolce Peso con dolci chiodi!

Fletti i rami, o albero alto,
distendi le rigide fibre,
si allenti quel rigido legno
che porti con te per natura,
affinché tu accolga su morbido tronco
le membra del superno Signore.

Tu sola fosti degna
di reggere il prezzo del mondo
e come nocchiero di preparare
un porto al mondo naufrago,
che il sacro Sangue, effuso
dal corpo dell'Agnello, unse.

Ugual gloria sia al Padre,
al Figlio e all'inclito Paraclito,
eterna sia gloria
alla beata Trinità,
il cui benigno amore
ci ha redento, e ci custodisce.

Così sia.

* * *

San Venanzio Fortunato [Nel tempo ha subìto modifiche]

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