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Il Vangelo della domenica

 

Ex more docti mýstico (Testo completo) - Istruiti da un uso mistico

Tempo di Quaresima - Tempus quadragesimæ

Ex more docti mýstico servémus abstinéntiam... - Istruiti da un uso mistico, osserviamo l'astinenza...

Tempus quadragesimæ - Usque ad sabbatum hebdomadæ quintæ (inclusive)

Tempo di Quaresima - Sino al sabato della quinta settimana (incluso)

Ad Officium lectionis (In Officio dominicali) - All'Ufficio delle letture (Nelle domeniche) [Quartine 1-2-3-4 più la 9]

Ad Laudes matutinas (in Officio dominicali) - Alle Lodi mattutine (Nelle domeniche) [Quartine 5-6-7-8 più la 9]

 

Latino

Ex more docti mýstico
servémus abstinéntiam,
deno diérum círculo
ducto quater notíssimo.

Lex et prophétæ prìmitus
hanc prætulérunt, póstmodum
Christus sacrávit, ómnium
rex atque factor témporum.

Utámur ergo párcius
verbis, cibis et pótibus,
somno, iocis et árctius
perstémus in custódia.

Vitémus autem péssima
quæ súbruunt mentes vagas,
nullúmque demus cállido
hosti locum tyránnidis.

Precémur omnes cérnui,
clamémus atque sínguli,
plorémus ante iúdicem,
flectámus iram víndicem:

Nostris malis offéndimus
tuam, Deus, cleméntiam;
effúnde nobis désuper,
remíssor, indulgéntiam.

Meménto quod sumus tui,
licet cadúci, plásmatis;
ne des honórem nóminis
tui, precámur, álteri.

Laxa malum quod fécimus,
auge bonum quod póscimus,
placére quo tandem tibi
possímus hic et pérpetim.

Præsta, beáta Trínitas,
concéde, simplex Unitas,
ut fructuósa sint tuis
hæc parcitátis múnera.

Amen.

Ritmica

Fedeli all'uso mistico
e a penitenza docili,
digiuno qui si pratichi
nel tempo di quaresima.

La legge antica l'obbliga,
ed i profeti l'urgono;
anche Gesù lo pratica,
Lui Re di tutti i secoli.

Per questo assai più sobrio
si svolga il nostro vivere,
e poi cerchiam più vigili
dei sensi la custodia.

Scampiamo dal pericolo
che i pensieri dissipa,
l'astuto serpe l'adito
non trovi il suo dominio.

Or tutti a Dio chinandoci
preghiamo supplichevoli:
piangiam davanti al Giudice,
chiediam perdono umili.

Le nostre colpe offesero
un volto tanto amabile:
Tu, Redentor benevolo,
largo perdon concedici.

Sebbene tanto deboli
noi siamo tuoi, ricordati:
ad altri Tu non cedere
del nome tuo la gloria.

Il male fatto assolvici,
il bene chiesto aumentaci,
perché possiamo sùbito
e sempre darti gloria.

S ignore, Trino ed Unico,
concedi clementissimo,
a chi digiuna fervido
copiosi frutti all'anima.

Così sia.

Letterale

Istruiti da mistica tradizione,
osserviamo questo digiuno
durante il celebre periodo
di quaranta giorni.

La legge e i profeti
dapprima l'inaugurarono,
poi lo consacrò Cristo,
Re e autore di tutti i tempi.

Mortifichiamoci quindi
nelle parole, nei cibi e nelle bevande,
nel sonno, nei divertimenti,
e vegliamo su di noi più attentamente.

Schiviamo le opere nocive,
che sconvolgono le anime incaute,
e nessun adito lasciamo
alla tirannide dell'astuto nemico.

Preghiamo tutti a capo chino,
gridiamo nel segreto dell'anima,
piangiamo dinanzi al Giudice,
pieghiamo l'ira vendicatrice.

Con i nostri peccati abbiamo offeso
la tua bontà, o Dio,
dall'alto effondi su di noi
l'indulgenza, Tu che perdoni.

Ricorda che siamo
tue creature benché fragili;
non dare ad altri, ti preghiamo,
l'onore del tuo nome.

Cancella il male che abbiamo fatto,
accresci il bene che imploriamo,
affinché possiamo finalmente piacerti
ora e per sempre.

Concedi, o beata Trinità,
concedi, o semplice unità,
che sia fruttuosa ai tuoi
questa offerta del digiuno.

Così sia.

 

* * *

Autore: Attribuito a Papa San Gregorio Magno (540-604)

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