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Capistrano (VV), giovedě 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:32:23 • New York: 02/02/2023 13:32:23 • Tokyo: 03/02/2023 03:32:23 • Sydney: 03/02/2023 05:32:23

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

Il Vangelo della domenica

 

Ex more docti mýstico - Protesi alla gioia pasquale

Tempo di Quaresima - Tempus quadragesimæ

Testo intero di Ex more docti mýstico

 

Tempus Quadragesimæ, usque ad sabbatum hebdomadæ quintæ (inclusive)

Tempo di Quaresima, sino al sabato della quinta settimana (incluso)

 

Ad Officium lectionis - Hymnus
(In Officio dominicali)

Latino

Ex more docti mýstico
servémus abstinéntiam,
deno diérum círculo
ducto quater notíssimo.

Lex et prophétæ prìmitus
hanc prætulérunt, póstmodum
Christus sacrávit, ómnium
rex atque factor témporum.

Utámur ergo párcius
verbis, cibis et pótibus,
somno, iocis et árctius
perstémus in custódia.

Vitémus autem péssima
quæ súbruunt mentes vagas,
nullúmque demus cállido
hosti locum tyránnidis.

Præsta, beáta Trìnitas,
concéde, simplex Unitas,
ut fructuósa sint tuis
hæc parcitátis múnera.

Amen.

All'Ufficio delle letture - Inno
(Nelle domeniche)

Ritmica

Fedeli all'uso mistico
e a penitenza docili,
digiuno qui si pratichi
nel tempo di quaresima.

La legge antica l'obbliga,
ed i profeti l'urgono;
anche Gesù lo pratica,
Lui Re di tutti i secoli.

Per questo assai più sobrio
si svolga il nostro vivere,
e poi cerchiam più vigili
dei sensi la custodia.

Scampiamo dal pericolo
che i pensieri dissipa,
l'astuto serpe l'adito
non trovi il suo dominio.

Signore, Trino ed Unico,
concedi clementissimo,
a chi digiuna fervido
copiosi frutti all'anima.

Così sia.

All'Ufficio delle letture - Inno
(Nelle domeniche)

Letterale

Istruiti da mistica tradizione,
osserviamo questo digiuno
durante il celebre periodo
di quaranta giorni.

La legge e i profeti
dapprima l'inaugurarono,
poi lo consacrò Cristo,
Re e autore di tutti i tempi.

Mortifichiamoci quindi
nelle parole, nei cibi e nelle bevande,
nel sonno, nei divertimenti,
e vegliamo su di noi più attentamente.

Schiviamo le opere nocive,
che sconvolgono le anime incaute,
e nessun adito lasciamo
alla tirannide dell'astuto nemico.

Concedi, o beata Trinità,
concedi, o perfetta Unità,
che fruttuosa sia per i tuoi
questa offerta del digiuno.

Così sia.

 

* * *

Autore: Attribuito a Papa San Gregorio Magno (540-604)

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