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Dies iræ dies illa (Testo completo) - Giorno dell'ira sarà quel giorno

Dies iræ dies illa - Il Giudizio Universale

Tempo Ordinario, settimana XXXIV - Inno feriale ad libitum

Dies iræ dies illa (Testo completo)

Il Dies iræ è una sequenza in lingua latina, molto famosa, attribuita a Tommaso da Celano. Sono in molti a ritenerla una composizione poetica medievale tra le più riuscite. Descrive il giorno del giudizio, l'ultima tromba che raccoglie le anime davanti al trono di Dio, dove i buoni saranno salvati ed i cattivi condannati al fuoco eterno. Più che una preghiera è una esortazione. Rivolta, perciò, agli astanti affinché siano attenti agli insegnamenti divini altrimenti . . . si incorre nell'ira di Dio nel giorno del giudizio. Il pregio è che ci mette a nudo, ci costringe a un riesame di tutti i nostri compromessi, di tutti i nostri errori, e se ben letto ci spinge ad una ragionata umiltà ed all'abbandono di tutte le pretese filosofiche.

 

Latino

Dies iræ, dies illa
solvet sæclum in favílla,
teste David cum Sibýlla.

Quantus tremor est futúrus,
quando judex est ventúrus
cuncta stricte discussúrus!

Tuba mirum spargens sonum
per sepúlcra regiónum,
coget omnes ante thronum.

Mors stupébit et natúra,
cum resúrget creatúra
iudicánti responsúra.

Liber scriptus proferétur,
in quo totum continétur
unde mundus iudicétur.

Judex ergo cum sedébit,
quicquid latet apparébit;
nil inúltum remanébit.

Quid sum miser tunc dictúrus,
quem patrónum rogatúrus,
cum vix iustus sit secúrus?

Rex treméndæ maiestátis,
qui salvándos salvas gratis,
salva me, fons pietátis.

Recordáre, Jesu pie,
quod sum causa tuæ viæ,
ne me perdas illa die.

Quærens me sedísti lassus,
redemísti crucem passus;
tantus labor non sit cassus.

Iuste judex ultiónis,
donum fac remissiónis
ante diem ratiónis.

Ingemísco tamquam reus,
culpa rubet vultus meus;
supplicánti parce, Deus.

Qui Mariam absolvísti
et latrónem exaudísti,
mihi quoque spem dedísti.

Preces meæ non sunt dignæ,
sed tu, bonus, fac benígne
ne perénni cremer igne.

Inter oves locum præsta
et ab hædis me sequéstra,
státuens in parte dextra.

Confutátis maledíctis,
flammis ácribus addíctis,
voca me cum benedíctis.

Oro supplex et acclínis,
cor contrítum quasi cinis,
gere curam mei finis.

Lacrimósa dies illa,
qua resúrget ex favílla

iudicándus homo reus:
huic ergo parce, Deus.

Pie Jesu, Domine,
done eis requiem.

Amen.

Ritmico

Giorno d'ira a suon di squilla:
l'universo andrà in favilla:
scrivon Davide e Sibilla.

Qual tremore vi sarà:
quando il Giudice verrà,
tutto al fin giudicherà.

Spanderan le trombe i suoni
sui sepolcri e le nazioni:
tutti aduneranno al trono.

Stupiran Natura e Morte
al veder le genti morte
al giudizio in piè risorte.

Dal gran libro spalancato,
dove tutto è registrato,
tutto il mondo è giudicato.

Quando il Giudice verrà,
quanto è ascoso apparirà:
nulla impune resterà.

Miserello, che dirò?
Qual patrono invocherò?
Solo il giusto invidierò.

Re tremendo di maestà,
che gli eletti salverai,
salva me per tua bontà.

Oh ricorda, Gesù buono,
che per me ti festi uomo,
non negarmi il tuo perdono.

Stanco sei per me seduto,
croce e morte hai sostenuto,
tanto vuol non sia perduto.

Giusto Giudice d'ulzione,
fammi don di remissione
anzi il dì della ragione.

Versò lacrime quel rio,
colpa arrossa il volto mio:
salva il supplice, mio Dio.

Maddalena tu assolvesti,
al Ladrone ascolto desti:
anche a me speranza testi.

Per mie preci non son degno,
ma Tu, buono, dammi pegno
che non bruci in tetro regno.

Per gli agnelli un loco appresta,
e dai capri mi sequestra;
stabiliscimi alla destra.

Condannati i maledetti,
nelle fiamme por costretti,
chiama me coi benedetti.

Prego supplice e prostrato,
cuor contrito ed umiliato:
abbi cura del mio stato.

Lacrimevol dì sarà,
e dal fuoco sorgerà

al giudizio l'uomo rio.
Or me dunque salva, o Dio.

O Gesù, Signor pietoso,
da' l'eterno a lor riposo.

Così sia.

Poetico

In quel dì che le Sibille,
e Davidde profetàr,
si vedrà tutto in favìlle
l'universo consumar.
Qual tremor, quale spavento
l'Orbe tutto assalirà
quando il Dio del Testamento
giudicante a lui verrà.
Allo squillo della tromba
ogni avel si schiuderà,
onde il corvo e la colomba
alla valle insieme andrà.
Si vedran Natura e Morte
in un punto istupidir,
quand'innanzi al Vivo, al Forte
dovrà ognuno comparir.
Si vedrà nel libro eterno
il delitto e la virtù,
onde il Cielo oppur l'Inferno
avrà l'uom per quel che fu.
Ora, il Giudice sedente
fra le nuvole del ciel,
ai secreti d'ogni mente
toglierà l'antico vel.
Fra l'orror di tanta scena
qual soccorso implorerò,
mentre salvo sarà appena
chi da giusto i dì menò?
Tu che salvi chi s'aggrada,
Re tremendo in maestà,
mi schiudi al ciel la strada,
fonte eterno di bontà.
Che per noi prendesti carne
ti rammenta, buon Gesù,
onde allor abbi a salvarne
dall'eterna schiavitù.
Per me fosti in croce e sangue
tra i dolor da capo a piè;
il valor di cotanto sangue
non sia vano allor per me.
Concedimi il perdono,
giusto giudice ed ultòr,
pria che a' piedi del tuo trono
sperimenti il tuo furòr.
Peccator qual io mi veggo,
copro il volto di rossor:
Tu dunque a me ch'el chièggo,
dà benigno il tuo favor.
Da te assolta fu Maria,
per te salvo fu il ladron,
onde viva in me pur sia
la speranza del perdon.
Le mie preci, Nume eterno,
non son degne, e chi no 'l sa?
Ma dal fuoco dell'Inferno
Tu mi scampa per pietà.
Tu dai capri mi dividi,
di cui fìa Satànno il re,
onde a destra co'i tuoi fidi
trovi grazia innanzi a Te.
Condannati i maledetti
alle fiamme ed ai sospìr,
allor chiama co' dilètti,
alla gloria dell'Empìr.
Il dolor che in questo seno
il mio cor di già ammollì,
a pietà ti muova almeno
Nell'estremo de' miei dì.
Lagrimòso quel momento
onde l'uomo peccator
dall'ignìvomo tormento
andrà innanzi al suo Signor.
Fra l'orror di tanto scempio,
Mostra, Dio, la tua virtù;
e il tuo Sangue a pro dell'empio
tutto impiega, buon Gesù.

Così sia.

Letterale

Giorno dell'ira sarà quel giorno
dissolverrà il mondo terreno in cenere
come annunciato da David e dalla Sibilla.

Quanto terrore verrrà
quando giungerrà il giudice
a giudicare severamente ogni cosa.

La tromba diffondendo un suono stupefacente
tra i sepolcri del mondo
spingerrà tutti davanti al trono.

La Morte si stupirrà, ed anche la Natura
quando risorgerrà ogni creatura
per rispondere al giudice.

Sarrà portato il libro scritto
nel quale tutto reagrave; contenuto,
dal quale si giudicherrà il mondo.

E dunque quando il giudice si siederrà,
ogni cosa nascosta sarrà svelata,
niente rimarrrà invendicato.

In quel momento che potrrò dire io, misero,
chi chiamerrò a difendermi,
quando a malapena il giusto potrrà dirsi al sicuro?

Re di tremenda maestrà,
tu che salvi per grazia chi rè da salvare,
salva me, fonte di pietrà.

Ricorda, o Gesrù pio,
che io sono la causa della tua venuta;
non lasciare che quel giorno io sia perduto.

Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai redento patendo la Croce:
che tanta fatica non sia vana!

Giusto giudice di retribuzione,
concedi il dono del perdono
prima del giorno della resa dei conti.

Comincio a gemere come un colpevole,
per la colpa rè rosso il mio volto;
risparmia chi ti supplica, o Dio.

Tu che perdonasti Maria di Magdala,
tu che esaudisti il buon ladrone,
anche a me hai dato speranza.

Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa'
che io non sia arso dal fuoco eterno.

Assicurami un posto fra le pecore,
e tienimi lontano dai capri,
ponendomi alla tua destra.

Smascherati i malvagi,
condannati alle aspre fiamme,
chiamami tra i benedetti.

Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto in cenere,
prenditi cura del mio destino.

Quel giorno sarrà un giorno di lacrime,
quando risorgerrà dalla cenere

il peccatore per essere giudicato.
Perdonalo, o Dio:

pio Signore Gesrù,
dona a loro la pace.

Così sia.

* * *

Autore : Tommaso da Celano - Testo poetico ... da Wikipedia

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