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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:34:36 • New York: 02/02/2023 13:34:36 • Tokyo: 03/02/2023 03:34:36 • Sydney: 03/02/2023 05:34:36

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

Il Vangelo della domenica

 

Madonna del Conforto

Madonna del Conforto di Arezzo

Madonna del Conforto di Arezzo

Si era nell'anno 1796. Nei primi giorni di febbraio, mentre la città pensava ai divertimenti del carnevale, Arezzo fu colpita da ripetute scosse da terremoto (nei giorni 1, 2, 5 e 9; particolarmente violenta quella del 5; in tutto furono calcolate una trentina di scosse nei giorni 1-9). Nella città furono sospese le feste del carnevale ed indette funzioni religiose a carattere penitenziale.
Il 15 febbraio 1796 quattro persone si trovavano nello "spaccio" annesso all'Ospizio dei Monaci Camaldolesi presso la Porta San Clemente. Erano Domitilla Bianchini, cassiera dell'Ospizio, e tre operai (calzolai): Antonio Tanti, Antonio Scarpini e Giuseppe Brandini. Erano entrati nello spaccio verso le 16:30 e dopo aver un po' chiacchierato dei tristi fatti di quei giorni ed aver bevuto un bicchiere di vino, si erano messi a pregare la Madonna. Nell'ambiente dove stavano era appesa un'immagine di terracotta colorata di Maria Santissima: immagine resa quasi completamente nera dalla polvere, dal fumo del fornello, dai grassi vapori delle pentole e tegami, immagine che da oltre un anno non aveva subìto nessuna lavatura e ripulitura.
Mentre pregavano i quattro videro tutti l'immagine della Madonna farsi bianca, nitida e risplendente di luce. Si capì subito che quanto avvenuto era un segno dell'amore materno della Madonna verso i suoi figli di Arezzo e da questo nacque il titolo di " Madonna del Conforto ".
Grande fu l'entusiasmo popolare nell'apprendere la notizia. Il vescovo aretino di allora. Monsignore Niccolò Marcacci, pio e dotto (proveniva dall'Università di Pisa) dapprima prudentemente sospettoso, ordinò subito una severa inchiesta che cominciò il giorno 16. Davanti alle concorde testimonianze dei quattro dovette ammettere che «niuno può (sono parole sue) ragionevolmente porre in dubbio la miracolosa mutazione di questa Madonna di oscura e quasi nera in bianca, risplendente e bella».
La venerata immagine nella notte del 19 febbraio fu trasferita in Duomo; il 5 agosto il vescovo Marcacci poneva la prima pietra del nuovo tempo mariano che venne terminato nelle sue strutture nel 1815; l'altare fu eretto nel 1823.

 

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Fonte: Al tempo, nel 2004, notizie fornite dal parroco [?] di Arezzo

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