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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:03:17 • New York: 02/02/2023 13:03:17 • Tokyo: 03/02/2023 03:03:17 • Sydney: 03/02/2023 05:03:17

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 20 dicembre 2014
Autore : Antonio Pasceri

 

Non più protagonisti i pastori con le zampogne a Capistrano ma i giovani del luogo

Rivive la tradizione della "Ninna Nanna" nel ricordo di Renoir

Il pittore francese
fu ospite della cittadina
per circa un mese

 

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Antonio Pasceri
Capistrano
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Lo zampognaro. Una figura che sembra oramai scomparsa

Lo zampognaro

A Capistrano, oltre ai normali riti sacri natalizi, c'è stata, fin dalla notte dei tempi, la "Ninna-nanna" notturna per le vie del paese, per annunciare ai cittadini l'imminenza del Natale del Signore. Originariamente la pastorale della "ninna-nanna" era offerta dal caratteristico ed armonioso suono delle zampogne, suonate dai pastori che venivano dai monti e dall'altipiano Piano di Rollo, mentre dal dopoguerra è proposta dall'armonia di vari strumenti musicali suonati da giovani Capistranesi, sempre di notte.
A Capistrano sono in molti a ricordare come la "ninna-nanna" delle zampogne abbia deliziato, nelle feste natalizie del 1881-1882, l'ancora sconosciuto Pierre Auguste Renoir (1840-1919), quando soggiornò, per circa un mese, a Capistrano. Quest'anno tale ricordo è maggiore a seguito della pubblicazione del libro "Renoir viaggio da Napoli alla Calabria", edito nel giugno scorso dalla Kimerik, nel quale l'autore (Antonio Rocco Pasceri) descrive e documenta l'incontro e l'amicizia fra Renoir (divenuto, poi, il più grande pittore dell'impressionismo francese) e don Rizzuti, il viaggio di Renoir da Napoli alla Calabria, la permanenza di Renoir in Capistrano, dove "rifece" gli affreschi nella chiesa parrocchiale che erano andati distrutti e dei quali sopravvive, integro, il "Battesimo di Gesù nel fiume Giordano".

Le note musicali
si diffondono nelle ore notturne
e con qualunque condizione meteo

Il ricordo dell'antica tradizione della "ninna-nanna" suonata dalle zampogne ritorna, quest'anno, più vivo che mai perché nel libro vengono riportate le parole con le quali Jean Renoir (1894-1979) raccontò che suo padre: «Si assopì la notte del 2 dicembre 1919 sognando i pastori Calabresi che con le loro zampogne avevano già fatto la loro apparizione...» e che «morì con il desiderio di vedere ancora una volta, per l'ultima volta, la Calabria».
Da Capistrano, Renoir si recò, dopo l'epifania, a Palermo per fare il ritratto al già famoso Wagner. Poi ritornò, via mare, a Napoli e da qui a Marsiglia per giungere, poi a Parigi, dove l'attendeva la sua modella Aline, che divenne convivente e poi, nel 1890, moglie a madre dei suoi figli.

In Capistrano, quindi, la tradizione natalizia si riallaccia anche al ricordo di quel simpatico ed allegro pittore straniero, di cui nessuno conosceva la lingua, e che faceva i ritratti alle fanciulle chiamandole "madamoiselle" (andati distrutti per non aver compreso il valore), di quell'allegro pittore straniero che in Capistrano tutti chiamavano "mastru Pietru" e al quale piacque tanto il suono delle zampogne natalizie e la gente del villaggio calabrese da ricordarle anche poco prima di morire.

 

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Fonte : La Gazzetta del Sud del 20/12/2014 - Autore Antonio Pasceri

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