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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:09:05 • New York: 02/02/2023 13:09:05 • Tokyo: 03/02/2023 03:09:05 • Sydney: 03/02/2023 05:09:05

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 06 novembre 2015
Autore : Antonio Pasceri

 

 

 

Capistrano-San Nicola-Monterosso

I collegamenti viari sempre più a rischio

L'ex statale 110 emblema dell'abbandono

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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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Una ferita. Il "gradino" di dieci centimetri sulla sede stradale

Dopo anni di trepidante attesa sembrava che anche per il tratto di cinque chilometri della strada provinciale Capistrano - San Nicola da Crissa, costruita negli anni 1926-1927, fosse finalmente giunto il giorno dell'inizio dei lavori della sistemazione, anche perché si presenta sempre più, giorno dopo giorno, costellata di infinite e profonde buche e di avvallamenti della sede stradale che rendono difficile e pericoloso il transito a pedoni, motocicli, auto, pullman da turismo e del servizio pubblico, camion, nonché ai numerosi mezzi agricoli che in questo periodo i contadini utilizzano molto per i lavori in campagna, specialmente quelli riguardanti la raccolta ed il trasporto ai frantoi delle olive, che costituiscono la principale ricchezza del territorio.

Lo sprofondamento dell'asfalto
ha generato un pericoloso "gradino"

Le speranze si erano fatte quasi convincimento dopo che, giorni addietro, l'amministrazione provinciale aveva fatto ripristinare le numerose buche e alcuni critici avvallamenti del piano stradale lungo il tratto dell'ex statale 110 che costeggia il lago Angitola. Anche la presenza di operai e mezzi meccanici, all'inizio dell'abitato di San Nicola da Crissa (per chi proviene da Capistrano) e, quindi, a qualche metro di distanza dell'annoso sprofondamento del piano stradale che ha generato un pauroso e pericoloso gradino longitudinale che da ha raggiunto oltre dieci centimetri, era stato accolto con fiducia.

La notizia, sparsasi come un lampo fra la collettività, si è, però, resa infondata, perché uomini e mezzi non erano stati inviati dall'amministrazione provinciale, ma dal sindaco di San Nicola da Crissa, Giuseppe Condello, per sostituire un tratto di fognatura comunale che, con le sue perdite, creava problemi sulla sicurezza igienico-sanitaria degli abitanti della zona.
Molto sconforto e tanta amarezza, quindi, fra le centinaia di persone che ogni mattina devono, non avendo altre scelte, percorrere, con ogni mezzo, tale tratto di strada per recarsi al lavoro, nei campi, all'ospedale di Serra San Bruno, e via dicendo.

Intanto, ad aggravare l'insicurezza della percorribilità della strada Monterosso Calabro - Capistrano - San Nicola da Crissa contribuirebbe anche un manto bituminoso che, privo di annosa manutenzione, continua a sparire per l'usura facendo emergere il misto granulometrico che è l'antiporta del formarsi di altre buche. A tutto ciò si aggiunge il mancato decespugliamento (per cui ebracce e altro restringono il piano e la viabilità stradale, tanto indispensabile nelle curve), la mancata manutenzione delle cunette per fare defluire l'acqua piovana (costretta a scorrere sul piano stradale e, quindi, a danneggiarlo sempre di più), il mancato ripristino di demoliti o danneggiati parapetti e guard-rail che costituiscono serio e grave pericolo per pedoni, ciclisti e motociclisti.

La gente, pur nutrendo tanto sconforto, non riesce a capire il perché le istituzioni abbiano abbandonato questa zona montana dell'entroterra vibonese e perché dover attenderebbe, prima di intervenire, che le avversità atmosferiche arrechino ulteriori danni.

 

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Fonte : Gazzetta del Sud del 06/11/2015 - Autore : Antonio Pasceri

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