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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:37:15 • New York: 02/02/2023 13:37:15 • Tokyo: 03/02/2023 03:37:15 • Sydney: 03/02/2023 05:37:15

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 19 agosto 2015
Autore : Antonio Pasceri

 

 

 

Nicastrello, frazione di Capistrano, ha onorato Sant'Elena

Il paese che rivive un giorno solo

I ruderi, ormai spopolati, testimoni di un centro una volta florido

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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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Nicastrello: La sosta della statua di Sant'Elena sul sagrato della chiesa per la tradizionale litania lauretana dei fedeli capistranesi

Si è conclusa la festa di Sant'Elena Imperatrice che si venera, da tempo immemorabile, nell'antico borgo rurale di Nicastrello, alias "Casalidhiu" (casale piccolo) in dialetto capistranese.

Nicastrello, pur essendo stato comune autonomo fino al 1868 (anno in cui divenne frazione di Capistrano), pur avendo mantenuto una propria parrocchia autonoma fino agli anni Settanta e pur essendo rimasto isolato dal mondo, lentamente si spopolò a causa dell'emigrazione verso i comuni vicini e, soprattutto, verso l'estero, nonostante l'amministrazione comunale negli anni 1965-1972 avesse fornito la frazione di acquedotto, dell'attuale strada di accesso e di elettrificazione rurale.

Il "casale" ("Casalidhiu" o Nicastrello), una volta intensamente abitato da contadini e pastori, aveva conosciuto, nei secoli scorsi, un discreto benessere per la presenza di una florida agricoltura, di due frantoi, di due mulini, di due calcare per trasformare le pietre in calce.

In mezzo a qualche isolato ed ancora utile fabbricato e a tanti ruderi, troneggia, nella zona alta del borgo, la chiesetta, che, recentemente ristrutturata dal parroco Antonio Calafati custodisce, nel suo interno, le statue lignee di San Filippo Neri e di Sant'Elena Imperatrice, ancora solennemente festeggiate il 26 maggio e il 18 agosto.

Oggi serata all'aperto
con il "governatore"
della realtà fantasma
ad accogliere tutti gli ospiti

In tali ricorrenze, come per incanto, l'antico borgo si ripopola di fedeli e di pellegrini provenienti da Capistrano, San Nicola da Crissa (particolarmente devoto verso San Filippo), da Monterosso Calabro (particolarmente devoto verso S. Elena), da Filogaso, Polia, Vallelonga, desiderosi di assistere alla celebrazione della santa messa e, poi, alla processione che, al suono della banda di Capistrano, si snoda per quelle vie che una volta pullulavano di "Casalidhiuti" e che, da decenni, sono irreversibilmente disabitate.

A sigillare la particolare devozione dei fedeli di Capistrano, San Nicola da Crissa e Monterosso Calabro, fin dalla notte dei tempi, si tramanda la secolare tradizione della "Litania Lauretana" che viene cantata dai pellegrini di Monterosso Calabro all'ingresso del borgo, nella zona retrostante la chiesa dai pellegrini di San Nicola da Crissa e, infine, sul sagrato, a conclusione della processione, dai fedeli di Capistrano, alcuni dei quali, da qualche anno, scelgono tale luogo sacro per la celebrazione del loro matrimonio.

Nicastrello si ripopola, sia pure con meno afflusso di gente, anche all'indomani della festa di S. Elena con i numerosi soci dell'associazione "Amici di Nicastrello", composta da emigrati e residenti capistranesi e sannicolesi, che trascorrono, all'aperto, una serata fra musica, balli, canti e cena impreziosita dal locale e generoso vino della "Prunia". Questa sera ad accogliere gli illustri ospiti 'u casalidhiutu Mimmo Greco che, nominato "governatore" di Nicastrello dai soci, consegnerà anche attestati di benemerenza a due sannicolesi: Bruno Congestì, quale fondatore e direttore dal 1995 de "La Barcunata" e all'emigrato Emanuele Iozzo che ha una serie di ristoranti nell'Alta Savoia

 

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Fonte : Gazzetta del Sud del 19/08/2015 - Autore : Antonio Pasceri

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