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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:30:27 • New York: 02/02/2023 13:30:27 • Tokyo: 03/02/2023 03:30:27 • Sydney: 03/02/2023 05:30:27

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Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 20 agosto 2016
Autore : Antonio Pasceri

 

 

 

Centinaia di fedeli nel borgo disabitato di Capistrano

Nicastrello rivive con Sant'Elena

Giunti anche fedeli da Monterosso Calabro e San nicola da Crissa

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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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I ruderi delle case
portati alla luce dal Comune
col progetto ecomuseo di montagna
Capistrano: Festa di Sant'Elena a Nicastrello

Alcune centinaia di fedeli di Capistrano, San Nicola da Crissa e Monterosso hanno tributato, come ormai da secoli, un sentito omaggio a Sant'Elena Imperatrice che si venera il 18 agosto nell'antico borgo disabitato di Nicastrello, che fu "Universitas", cioè Comune autonomo, fino al 1868
Le origini di Nicastrello sono incerte, ma il toponimo "Nicastrello" deriva da Rationale Antonio Nicastro, e tale toponimo risale quando "Nicastrello" aveva circa venti case abitate ed una "Cappella" sotto il titolo di "Sant'Elena". Nel sito della Cappella fu costruita nel 1630 l'attuale Chiesa che fu intitolata a Sant'Elena Imperatrice, già conosciuta e onorata dagli abitanti di Nicastrello e come protettrice dei fabbricanti di chiodi e di aghi e di chi cerca gli oggetti smarriti. Il centro abitato fu distrutto più volte dai terremoti. Nicastrello da oltre 60 anni è un borgo disabitato, anche a causa dell'emigrazione e dalla mancanza di una idonea strada di accesso (realizzata nel 1970), di servizi igienici, di energia elettrica.
Quest'anno i fedeli hanno avuto la gradita sorpresa di ammirare i molti ruderi delle case portate alla luce dal Comune, che ha fatto di Nicastrello uno dei cinque percorsi turistici realizzati con il progetto del ecomuseo della montagna, con un progetto finanziato dalla Regione per 248.016 euro.
Dopo la celebrazione della Santa Messa officiata dal parroco Antonio Calafati, la statua di Sant'Elena è stata portata, a spalla, in processione per le poche disabitate vie ancora transitabili, al suono della Banda di Capistrano e con i canti di centinaia di fedeli. A sigillare la particolare devozione dei fedeli, fin dalla notte dei tempi, viene cantata la “Litania Lauretana” dai pellegrini di Monterosso all'ingresso del borgo, nella zona retrostante la Chiesa da quelli di San Nicola da Crissa e sul sagrato dai fedeli di Capistrano.
L'antico e disabitato borgo di Nicastrello (che una volta pullulava di residenti) si ripopola tre volte l'anno: il 26 maggio e il 18 agosto rispettivamente per le feste di San Filippo e di Sant'Elena e, infine, il 19 agosto per il raduno degli amici dell'associazione "Amici di Nicastrello".

 

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Fonte : Gazzetta del Sud del 20/08/2016 - Autore : Antonio Pasceri

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