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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:54:17 • New York: 02/02/2023 13:54:17 • Tokyo: 03/02/2023 03:54:17 • Sydney: 03/02/2023 05:54:17

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Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 15 marzo 2017
Autore : Antonio Pasceri

 

 

 

Le fiamme di origine dolosa divampate nel territorio di Capistrano

Incendiato il bosco in località "Castania"

Colpita una delle aree più apprezzate dal punto di vista turistico

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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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Capistrano: Bosco in fiamme a Castania

Un incendio di vaste proporzioni, che, stante la stagione invernale, si presumerebbe doloso, si è sviluppato nel primo pomeriggio di ieri in localita "Castania", una delle contrade più frequentate e turisticamente valide di Capistrano.
A dare l'allarme, chiamando il servizio di emergenza ambientale (1515) è stato Tommaso Mandaliti, ex presidente Avis di Capistrano e ambientalista di puro sangue, quando già il fuoco, dopo avere interessato la zona "Castania", dove insistono terreni boscati privati e comunali, aveva già iniziato ad espandersi  a monte, verso il demanio boschivo comunale "Sambuco" e "Sambucaro", zone particolarmente ricche di vegetazione, di sorgenti e torrenti.
In considerazione della presenza di un lieve vento e di una folta vegetazione di arbusti e di sottobosco, per diverse ore si è temuto che il fronte di fuoco potesse espandersi. Per evitare alle fiamme di raggiungere le confinanti faggeta e pineta di Serra di Mezzo e della Casermetta (appartenenti a Monte Coppari), causando ingenti ed irreparabili danni ambientali, paesaggistici, oltre che economici al Comune, che dall'utilizzazione dei boschi trae entrate finanziarie non indifferenti che utilizza per il bilancio comunale, le squadre intervenute hanno lavorato sodo per ore e ore.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri (ex Corpo forestale), i vigili del fuoco e braccianti agricoli forestali per tentare di arginare il perimetro dell'incendio e limitare, così, l'espandersi delle fiamme prima del sopraggiungere della notte. Cosa che appare difficile e ardua.
Il patrimonio boschivo al Comune è pervenuto dall'assegnazione di parte del patrimonio del Duca spagnolo dell'Infantado (50% della montagna Coppari) a seguito dell'abolizione della  feudalità stabilita dalla legge emanata il 2 agosto 1802 dal re Giuseppe Bonaparte e, quindi, dalla legge di attuazione 10 marzo 1808, ed anche  in considerazione al fatto che i nativi esercitavano, da tempo remoto,  gratuitamente e per volontà del feudatario, il pascolo ed estraevano legname per l'utilizzo familiare (usi civici imprescrittibili).

 

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Fonte : Gazzetta del Sud del 15/03/2017 - Autore : Antonio Pasceri

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