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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:42:21 • New York: 02/02/2023 13:42:21 • Tokyo: 03/02/2023 03:42:21 • Sydney: 03/02/2023 05:42:21

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Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

 

Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 16 febbraio 2017
Autore : Antonio Pasceri

 

 

 

Il punteruolo rosso colpisce anche a Capistrano

Un paesaggio più brullo senza gli alberi di palma

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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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Capistrano: Il fusto senza vita di un albero di palma

Da circa trent'anni i cittadini capistranesi si erano abituati alla presenza, nel centro abitato, di numerose piante di palma, che avevano visto crescere rigogliosamente. Ora sono rimasti  grossi tronchi che infondono, in chi li guarda, tristezza. I disadorni e grossi tronchi di palma non sono conseguenza di un disinteresse dell'amministrazione comunale, che, tramite il proprio personale, avrebbe  provveduto sempre a curarle, e né sono conseguenza di atti di vandalismo. A distruggere le palme sarebbe stato un parassita (pare si tratti del punteruolo rosso) contro il quale non si è trovato alcun rimedio.
Le piante di palma, che avevano cambiato in bello il paesaggio, tranne qualcuna che dà già i segni dell'inaridimento, non ci sono più. La  cosa ha rattristato sia gli amministratori che i cittadini. Le palme, ormai, da anni, fornivano, fra la gioia di grandi e piccini, i rami e foglie in occasione della ricorrenza della Domenica delle Palme, in quanto con rametti di ulivo e di palma il parroco ed i fedeli si recano al Calvario, dove il sacerdote, dopo aver pronunciato un'omelia di circostanza, benedice tali rametti che, poi, i fedeli depongono in casa per averne protezione e conficcano nei terreni per ottenere benedizione ed abbondanza dei prodotti.
Le palme nel centro abitato di Capistrano erano state messe a dimora, assieme ad altre piante da giardinaggio ed ornamentali, alla fine degli anni Ottanta, dalla comunità montana Fossa del Lupo, presieduta, in quell’epoca, dal sindaco pro tempore.
In quel tempo, numerose piante ornamentali e da giardinaggio furono fornite a tutti i quindici comuni che facevano parte di tale Comunità montana, al fine di abbellire i rispettivi centri abitati. In Capistrano, le numerose piante, comprese le palme, furono interrate lungo Via Giovanni Paolo II, nelle zone del Calvario e della Badia. A distanza di circa sei lustri tutte le piante si presentano rigogliose e abbelliscono il paesaggio, ad eccezione delle piante di palma, che, attaccate da un parassita, da un anno circa continuano a perdere, inesauribilmente, la loro maestosità a seguito del lento essiccamento. La gente, come accadde per "La quercia caduta" di Giovanni Pascoli, loda le piante di palma del tempo in cui erano rigogliose, ma, contrariamente a tale poesia, non può trarre alcun beneficio dal fusto e dai rami delle palme, perché non sono utilizzabili per riscaldarsi e nemmeno per altri fini.

 

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Fonte : Gazzetta del Sud del 16/02/2017 - Autore : Antonio Pasceri

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