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Il sole sorge alle ore 07:18 e tramonta alle ore 16:40 - Santa Maria Rosa di Gesù, Santa Fiorenza, Sant'Eligio

 

Uno sguardo sul mondo

"Il mondo č un bel libro, ma poco serve a chi non lo sa leggere"
(Carlo Goldoni)

 

Uno sguardo sul mondo

Mi sfiora la "Parola" quando fuori il sole fiammeggia in un gorgo d'azzurro. È un'ora calma del giorno e l'aria settembrina, ancora calda, sembra voglia trattenere l'Estate. È la "Parola", dunque, a trattenere i miei pensieri per accogliere, ancora una volta, l'accorata voce di Benedetto XVI che conquista il mio tempo, il mio spazio, perché il timore di fare sempre poco per il Vangelo, arde, di quella fiamma impossibile a smorzare.
L'interiorità del papa emerito esplode come linfa vitale, commuovendomi. Benedetto ha talmente assaporato la Parola del Maestro, da esserne divenuto il propagatore più colto. Da qualche tempo i suoi pensieri lottano con una dolorosa realtà: il relativismo. Egli sa che c'è un vortice di male che tende i suoi artigli per smorzare il bello e il buono.
I primi martiri cristiani venivano divorati dai leoni, lapidati o scorticati della propria pelle. E noi, cristiani del nostro tempo, come testimoniamo la Verità dell'Agnello? Eppure non siamo i testimoni di un silenzio sepolcrale, noi siamo i figli del Risorto, della vita che inneggia alla gioia. Le cose morte non devono piacerci, eppure siamo stati zitti difronte alla morte dei valori. Talvolta mi pare di sentire la voce di un martire che grida: Credo! Credo! Credo. Noi in cosa crediamo: nel Vangelo o nella "parolaia" di una società sempre più negazionista e apportatrice di vizi?
Scriveva Goethe durante un suo viaggio in Italia: «L'Italia è come la lasciai, c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé». Mentre nel suo capolavoro "Canto notturno del viandante" così si esprime: «Tu che appartieni ai celesti che plachi ogni gioia e dolore, che colmi chi è tanto più misero di tanto maggiore sollievo. Sono stanco di trascinarmi! Che valgono piacere e tormento? O dolce pace, vieni, vieni dentro il mio petto». Questa sensibilità intellettuale del poeta lo invita a gustare la bellezza della Sapienza, infatti, Essa stessa viene da Dio, è qualcosa che guida il mondo e le creature. È inutile aggrapparsi, invece, a parvenze che assicurano libertà e lasciano lacune di vuoto.
Abbiamo voluto la legge sul divorzio, sull'aborto, ora cerchiamo, affannosamente, la legalizzazione dell'eutanasia, la liberalizzazione delle droghe leggere (sic) e io mi chiedo a quale libertà o a quale bellezza andremo incontro. Penso, con tristezza, che incontrerò, sempre più, occhi spenti, menti ottenebrate e pochi sorrisi. Poiché il sorriso non lo arrecherà mai una droga. Esso parte dal profondo dell'essere, là dove si deposita il vero senso della libertà che è, sicuramente, scevro da ogni schiavismo. Ecco, allora, in tal senso, che il mio papa emerito alza, ormai, la sua flebile voce per ricordarci che: «Si assiste ad una deformazione della coscienza che è penetrata profondamente in settori del popolo cattolico. Una posizione strumentale che minaccia di mettere a rischio l'uomo stesso. Anche l'uomo possiede una natura che gli è stata data e il violentarla o il rogarla conduce all'autodistruzione» (È chiaro il riferimento agli eurodeputati che chiedono l'accettazione, da parte di tutti gli stati membri, di ogni tipo di matrimonio e di famiglia).
Ratzinger riporta la questione nei confini originari del rapporto tra uomo e donna e di procreazione. Insomma, ci dice Benedetto, o l'uomo è creatura di Dio e immagine di Dio, oppure è un prodotto che egli stesso crea. Ma in questa "autocreazione" c'è anche la perdita della grandezza dell'uomo che rinuncia alla propria natura di "Figlio di Dio". Io devo ringraziare infinitamente Ratzinger perché mi propone sempre un mondo più bello, ponendo al centro la persona di Cristo. Quando l'ascolto ho l'impressione di essere dentro un alveo prezioso, non ci sono mai elementi di discontinuità o di rottura. Tutto si dipana a partire da Cristo, centro e cosmo della storia. Del papa emerito, ricordo, anni fa, quando nell'"Aula Nervi" gli tesi la mano per salutarlo. Me la strinse forte sorridendomi. Vorrei rincontrarlo per fargli mille domande e appagare la mia sete di capire, ma mi accontento dei suoi scritti che mi fanno andare direttamente al centro della "Parola". Oggi, sono andata, insieme a Lui, alla prima Lettera di san Giovanni Apostolo, per cogliere, ancora, la sublime invocazione: "Dio è Luce" (1,5); "Dio è Amore" (4,8); il cristiano è chiamato a camminare nella Luce (1,7) e dimorare nell'Amore (4,16).
Eh sì, il mondo che vorrei è proprio questo . . . inebriarmi nella gioia dell'Amore vero, quello che noi credenti scriviamo con la lettera maiuscola e che i Martiri hanno scritto con il proprio sangue.

 

Monterosso Calabro, 29 Settembre 2021 Barbara Esposito

 

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Autore: Barbara Esposito

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