Sei in >> Capistranesi >> Barbara Esposito >> Il libro di Antonio Pasceri su Renoir edito dalla Kimerik - Piccolo commento di Barbara Esposito

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Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 18:49:40 • New York: 02/02/2023 12:49:40 • Tokyo: 03/02/2023 02:49:40 • Sydney: 03/02/2023 04:49:40

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

Il libro del Prof. Antonio Pasceri su Renoir edito dalla Kimerik

Recensione della scrittrice Barbara Esposito sul libro "Renoir da Napoli alla Calabria - 1881/1882 da Napoli a Capistrano di Calabria - Memoria popolare, storica e giornalistica" (casa editrice Kimerik) di Antonio Pasceri

 

Il libro del Prof. Antonio Pasceri su Renoir edito dalla Kimerik

Renoir da Napoli a Capistrano di A. Pasceri

Voglio parlare del libro scritto, di recente, dal mio ex insegnante prof. Totò Pasceri. Lo faccio per tante ragioni. Un pò perché gli sono affezionata - quante bellissime iniziative da lui intraprese nel periodo della mia giovinezza a cui io partecipavo attiva ed entusiasta: colonia al mare con i ragazzi, giornalino parrocchiale dalle suore, concorso miss e mister Capistrano - e poi perché il suo libro mi ha restituito una certa armonia regalandomi l'emozione di chi, ostinatamente, insiste nel ricercare una verità. Il libro del mio maestro fa sognare perché riporta un passato che diventa presente. Il lettore avverte subito l'amore di una ricerca che abbrevia interminabili vuoti. Francis Scott Fitzgerald ha sottolineato che "si scrive non perché si vuol dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire", ecco, allora, ciò che ha fatto il prof. Pasceri nella stesura del suo libro: ha catalogato una raccolta di documenti che, dopo averli letti, risulta quasi impossibile affermare che Renoir non sia passato da Capistrano. Personalmente ho avuto un sussulto al cuore nel leggere, a pagina 48, l'episodio di quando il compianto scrittore e professore Sharo Gambino "andava, con i suoi alunni, in giro per il paese in cerca di eventuali ritratti di 'mesdemoiselles' e di eventuali persone che, ancora viventi, avessero conosciuto il pittore francese". L'episodio del dipinto ad una fanciulla del paese da parte di Renoir, mi ha sempre affascinato e quindi mi è facile pensare a questo professore che insieme ai suoi alunni "scandaglia" le piccole stanze dei capistranesi per trovare il dipinto. Mi pare di vederli, indaffarati, mentre guardano nei bauli antichi, sulle pareti scrostate, in cantine ammuffite dall'odore di antico. Il prof. Gambino e i suoi alunni, hanno fatto ciò che rifarei anch'io oggi, nel 2015, continuerei a cercare il dipinto poiché la legge ardua della ricerca ti dà quella sottile anticipazione della intensa e preziosa gioia del trovare. A tal proposito troviamo riportata, a pagina 175 del libro del prof. Pasceri, la testimonianza di Domenico Chimirri, nipote di una donna, allora fanciulla, Furlano Concetta, che ricordava "di un pittore straniero che parlava una lingua incomprensibile, che pitturò sulle pareti interne della Chiesa, che fece anche dei ritratti ad alcune ragazze, compresa lei, che si rivolgeva alle ragazze e alle bambine chiamandole «mesdemoiselles»". Mi ha colpito la foto della signora Concetta Furlano, che troviamo, sempre nel libro di Pasceri, a pagina 164, ritratta da anziana ma che io trovo bella, anzi bellissima, poiché, nel guardarla attentamente, vedo le sue mani poggiate sul suo grembiule in modo molto armonico e poi noto lo sguardo naturale puntato verso l'obiettivo: un'immagine quasi imponente nella sua semplicità. Io penso proprio che qualcuno le abbia insegnato a mettersi in posa ... immaginiamo chi potrebbe essere stato ... chissà!!!. Devo ringraziare il mio caro Professore Pasceri per questo libro, per la sua caparbietà nel parlare, ancora una volta, di Renoir. Personalmente, leggendolo, mi sono trovata in un giardino - Capistrano - zeppo di rose e giacinti. Ho visto una giovane donna, seduta su un tavolino di ferro, guardare un pittore che le disegnava il volto. Poi ho immaginato un Renoir, ormai anziano, in un caffè parigino,osservare una ragazza seduta difronte a lui. Il pittore cercava di cogliere in quel volto gli occhi neri di una "mademoiselle" capistranese. Queste emozioni, le ho vissute grazie al libro del prof. Pasceri. Il suo scritto contiene tante informazioni: stralci di giornali, documenti storici e pareri di illustri studiosi ed esperti, cito, tra gli altri, il prof. Xante Battaglia e il prof. Saverio Di Bella. Invito a leggere il libro poichè amo il mio paese e voglio che si parli ancora di Renoir. Il mio insegnante, nella stesura del suo scritto, mi ha comunicato che, chi ama le proprie radici, sa ancora raccontare e lui ha narrato di Renoir, giunto a Capistrano. La traccia della sua presenza è la restaurazione dell'affresco, raffigurante il "Battesimo di Gesù sul fiume Giordano" all'interno della chiesa matrice. L'affresco testimonierebbe il suo passaggio. Il ritratto della "mademoiselle" sono quasi certa che un giorno lo troveremo.

06/05/2015

Esposito Barbara

 

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Autore : Barbara Esposito

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