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Capistrano (VV), lunedì 19 aprile 2021 ~ Ore : 15:23:28 - Settimana dell'anno n° 16 - Trimestre 2° [aprile] Ariete :-) ;-) - Giorni trascorsi da InizioAnno: 109 - Giorni mancanti a FineAnno: 256

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Le donne nel cuore di Papa Francesco

Le donne nel cuore di Papa Francesco

La notizia arriva, fresca, inaspettata, colorando il giorno immerso nella quotidianità: il Papa ha stabilito con il Motu proprio "Spiritus Domini" che i ministeri del Lettorato e dell'Accolitato siano d'ora in poi aperti anche alle donne (letture durante le liturgie e servizio all'altare) in forma stabile e istituzionalizzata con un apposito mandato del Vescovo. L'annuncio mi pare bello, veramente bello! Un caldo calore mi avvolge: la missione dello Spirito è ancora una volta compiuta. La donna è al centro del cuore del Papa, Lui sa che ella è nata da quella biblica costola e messa accanto all'uomo per fortificare e far crescere l'amore. Lì, dove c'è bellezza, si avverte qualcosa di fondato poiché è il luogo dove Dio brilla. E, l'Autore della bellezza, ha una cassa di risonanza immensa nelle anime dei credenti, di coloro che vogliono diventare pittori per dipingere la vita con i colori più belli.
Personalmente, da quando ho incontrato, sulla mia strada, veri annunciatori della Parola del Vangelo (suore, missionari, preti), mi sono indirizzata su un binario diritto che mi accompagna da sempre, come un canto segreto che risiede nella vibrazione del cuore, regalandomi i battiti dell'ascolto. Nel sentire la notizia, la mia mente ha riavvolto indietro il nastro della memoria, riportandomi a un giorno che è stato uno dei più belli della mia vita. Era un Giovedì Santo degli anni ottanta, anni della mia giovinezza e della mia crescita spirituale. Era già primavera, quando il nostro parroco, don Micuccio Manfrida, fece arrivare un giovane prete, fresco di consacrazione sacerdotale, per fare missione nella Settimana Santa. Lo vedemmo arrivare, lì, in Chiesa dove le ore giacevano con noi, come dimora di una seconda casa. Ci trovò così, indaffarati, vivaci, gioiosi nei nostri preparativi. Accanto al confessionale, alcune donne, con lo scialle nero, aspettavano il loro turno pregando. Quello era il tempo della nostra vita, attimi sospesi tra terra e cielo. Una goccia d'inchiostro non può narrare i nostri sogni. Noi ragazze e ragazzi avevamo bisogno l'uno dell'altro poiché amavamo insieme come i campi amano la primavera, come la vita di un fiore ama i raggi del sole. Il giovane missionario avrà percepito in noi, quella pura felicità che brillava nei nostri occhi e, da subito, si è sentito uno di noi, giovane tra i giovani. Esistono legami d'incontri che possono sorprendere. Io mi chiedo perché mi sorprendono gli uomini, talora, al pari dei fiori. E mi chiedo che differenza c'è tra l'uomo e il fiore. Credo che essendo nati, entrambi, per la bellezza, dovrebbero avere uno scopo simile: regalare il meglio di sé. È pur vero che l'uomo comunica con la parola e il fiore si serve della sua bellezza, ma la corresponsabilità di entrambi è di essere al servizio del bello.
C'è un legame forte tra loro, profondo e connaturale: l'essere creature. L'esistenza, il loro "vivere" nasce da un seme, quello che germoglia per dare frutto, soltanto con questa consapevolezza l'umanità potrà capire di non bastare da sola a se stessa. In fondo, il destino eterno dell'uomo dipende dalla sua risposta a quella domanda unica e irripetibile: «Se vuoi». Noi volevamo esserci, eccome! Quel pomeriggio del Giovedì Santo, quando il cielo si preparava ad accendere il primo tremolío delle stelle, don Micuccio Manfrida propose a me e alla cara amica Rosanna Natale, di prestare servizio di "Accolitato" sull'altare. Emozionate e felici misuravamo quella tunica bianca da indossare durante il sacro rito, con gli occhi di chi indossa il sole, ci sentivamo farfalle dai più splendidi colori. Eravamo giovani ragazze, non bambine e perciò consapevoli di tutta l'attenzione, la serietà che la funzione celebrativa prevedeva.
Accanto a don Micuccio, io da un lato e Rosanna dall'altro, assaporavamo ogni gesto, ogni parola, con il cuore colmo di un amore appassionato, unico. Ho detto, all'inizio dello scritto, che quel giorno lo ricordo come uno dei più belli della mia vita: tutto, in quei momenti, ha avuto il sentore del Paradiso, i miei piedi, sicuramente poggiati, ma il mio essere, elevato su uno spazio d'eternità. Di una cosa sono certa: avrei voluto non finisse mai. Il calice, la patena, le ampolline e poi l'acqua dentro il catino per sostenere la "lavanda dei piedi", la sacralità dei gesti, le preghiere e quei canti bellissimi che arrivavano dalle voci degli altri giovani, tutto era un gustare il sapore di qualcosa che va oltre, che è un "oltre". So che quella sera, ho stampato in me il colore degli occhi di chi mi stava accanto, ed era davvero un colore splendente ... come il Sole! Un giorno, dunque, di "Accolitato", un giorno di pura bellezza, un giorno tra i più cari della mia vita è diventato, davvero, "bussola" per la mia vita.

Pina Masciavè

P.S.
Questo mio scritto lo voglio dedicare ad una donna, Pina Masciavè del Movimento di Spiritualità "Viver In". Lei ci ha lasciati, per raggiungere il Maestro e Signore, proprio pochi giorni fa, nel giorno di Natale.
Un giorno venne a Capistrano, presso le suore "Figlie di Sant'Anna", per annunciare a noi, gruppo di giovani in cerca di speranze, la "buona notizia" che è il Vangelo. Quando andò via, mi regalò una bellissima immagine della Natività e mi scrisse, di suo pugno, anche una frase che riporto perché tale frase è ben impressa nella mia mente e mi accompagna da sempre: "Un giorno Egli disse. . . «Se vuoi» . . . oggi è per te!" Sì, Pina, ho voluto! E ancora voglio! Grazie, donna innamorata del Verbo fatto carne.

 

11 Gennaio 2021 Barbara Esposito

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Autore : Barbara Esposito

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