Sei in >> Capistranesi >> Barbara Esposito >> L'infanzia di Gesù di Papa XVI - Piccolo commento di Barbara Esposito

Buona Sera, visitatore, il tuo numero IP è : 34.225.194.102 - Fanne buon uso ;-)

Capistrano (VV), giovedì 2 febbraio 2023 ~ Ore : 18:19:04 • New York: 02/02/2023 12:19:04 • Tokyo: 03/02/2023 02:19:04 • Sydney: 03/02/2023 04:19:04

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

" L'infanzia di Gesù " di Papa Benedetto XVI

Recensione della scrittrice Barbara Esposito sul libro del Santo Padre Benedetto XVI : "L'Infanzia di Gesù".

L'Infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI

È un regalo atteso, per quest'anno della fede, il libro del Santo Padre sull'infanzia di Gesù. Il grande teologo e catechista ci porta subito al centro della "lieta notizia" che è il Vangelo, infatti scrive: " Gesù dodicenne può parlare del Padre perché lo conosce dal di dentro. Egli solo conosce Dio non soltanto attraverso persone umane che lo testimoniano, ma Egli lo riconosce in se stesso. Come Figlio Egli sta a tu per tu con il Padre. Vive alla sua presenza. Lo vede. Giovanni dice che Egli è l'unico che «è nel seno del Padre» e perciò può rivelarlo (Gv 1, 18). È proprio ciò che diventa evidente nella risposta del dodicenne: Egli è presso il Padre, vede le cose e gli uomini nella sua luce". Anche da questi brevi accenni, possiamo dedurre che al papa sta a cuore sottolineare che i Vangeli non raccontano storie, ma una storia reale, vuole farci capire che la nostra fede in Gesù ci dona una nuova provenienza: "ci fa nascere da Dio". Allora, leggere questo libro è capire che anche ciò che appare come mistero - concepimento e resurrezione di Gesù Cristo - non è irrazionale ma "sovrabbondanza di senso, di significato, di verità". Ritengo, che i punti salienti del testo siano questi concetti meravigliosi che ci aiutano a rinvigorire la fede in tempi di forte carenza spirituale. È chiaro il messaggio del Santo Padre perché ci ricorda che Gesù è l'elemento di congiunzione tra l'umano e il divino, il Solo che indica un percorso, che, intrapreso, conduce ad una realtà di speranza e di gioia. Bisogna, allora, leggere lo scritto del papa con l'umiltà di chi vuole conoscere sempre più Gesù Cristo e il Suo Vangelo che offre una visione di vita che non s'impone ma si propone come messaggio di pace, bellezza e verità. Il Santo Padre, avverte l'urgenza dell'uomo contemporaneo che "ha sete e nostalgia di Dio" e, da buon pastore, offre, attraverso i suoi pensieri, "sorsi d'acqua fresca", per ritemprare l'anima.

Il successore di Pietro, da "buon araldo del Vangelo", sa che quando la parola di Dio viene annunciata il cuore si lascia plasmare dalla grazia per raggiungere vette altissime: è commovente il concetto, da lui espresso, sulla stella che ha illuminato la notte di Betlemme. Infatti, il santo Padre, dimostra il suo grande amore per il Cristo quando scrive che in realtà "È il Bambino Gesù che guida la stella, l'uomo assunto da Dio è più grande di tutte le potenze del mondo". Allora capiamo bene che questo grande papa teologo, pur scrivendo con il suo metodo storico-critico, ingloba tutto in quella dimensione spirituale di chi ha l'anima intrisa di una fede certa e genuina come torre ferma che non crolla.
Ringrazio il santo Padre, perché nel leggerlo ho sentito lacrime di gioia accarezzarmi gli occhi mentre una luce più pura del sole mi avvolgeva come la notte a Betlemme. Ad maiora, Santità, e Buon Natale!

Barbara Esposito

30 novembre 2012

 

* * *

Autore : Barbara Esposito

| indietro | ~ | torna su |

 


www.mpasceri.it © copyright 2010 - 2022 ~ XHTML