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Capistrano (VV), giovedě 2 febbraio 2023 ~ Ore : 19:13:27 • New York: 02/02/2023 13:13:27 • Tokyo: 03/02/2023 03:13:27 • Sydney: 03/02/2023 05:13:27

Settimana dell'anno n° 5 - Trimestre 1° [febbraio] Acquario ♥ ;-) • Giorni trascorsi da InizioAnno: 33 - Giorni mancanti a FineAnno: 332

Il sole sorge alle ore 07:22 e tramonta alle ore 17:26 - Presentazione del Signore (Candelora)
In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza». Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la luce.

 

A mia madre

Mamma,
mi chiamavi, al mattino, quasi per scrutare i battiti del mio cuore.
Delicata e generosa, t'informavi che tutto andasse bene, poi, un ciao sereno ci accompagnava per il resto della giornata. Mi manchi, mamma, con te se n'è andata parte della mia vita. Ti chiedo di assistermi in questo momento di dolore perché l'amore e la gratitudine che ho per te, m'impedisce di essere razionale. "Le mamme non dovrebbero morire mai" pensavo, mentre ti tenevo le mani attaccate a quelle flebo inutili. Ti accarezzavo la fronte, i tuoi meravigliosi capelli grigi, mentre il tuo affanno s'insinuava nelle mie orecchie, incancellabile, perché non ho potuto fermarlo. Pronunciavo il tuo nome incoraggiandoti; tu ti sforzavi di sorridermi, mentre io ponevo la mia testa sulle tue ginocchia quasi per succhiare la tua linfa vitale. «Riposati, stenditi», mi dicevi, mamma cara, soffrivi e il tuo delicato pensiero era per me. Ho gridato il tuo nome, ho inveito contro chi non ha potuto salvarti, ho creduto di morire anch'io mentre ti allontanavi per sempre da me.
Venerdi c'è stato il tuo funerale: pioggia, lacrime e dolore mi hanno ricordato un altro Venerdi. Poi sabato ti abbiamo deposto nella tua cappella: man mano che richiudevano il tuo sepolcro, stendevo la mia mano per accarezzarti un'ultima volta. I raggi di un sole splendente si sono posati sul tuo sepolcro e il silenzio di un'attesa mi ha riscaldato, finalmente il cuore. Mi è sembrato di rivivere un'altra scena, quella di una deposizione così carica di mistero e speranza. Abbiamo posto accanto al tuo sepolcro, tutti quei fiori che hanno adornato il tuo funerale: orchidee, rose, mimose, gigli. Poi, girandomi per andar via, accanto all'uscio della cappella, ho abbassato gli occhi e ho visto, lì nel camposanto, un mucchietto di viole, umili, profumate che mi si porgevano innanzi. Mi sono ricordata che era Marzo, il mese delle viole, il mese dei tuoi fiori preferiti. Mi sono quasi inginocchiata e le ho raccolte ad una ad una con delicatezza per non rompere il loro delicato stelo. Le ho odorate a lungo, prima di deporle sulla tua tomba e ho sentito, finalmente, il profumo della Resurrezione. Ho ricordato quel canto che così ripete: "cammina nel sole, finché Dio lo vuole e profumo di viole c'è, tu cammina nel sole."
Mamma, sei nel sole adesso! Accanto a te, il profumo delle viole, quelle che il dieci Marzo ho raccolto per te, solo per te. Riposa in pace, io ti porterò con me per tutta la vita... oltre la vita...

Con immenso, grande, infinito amore
tua Barbara

12 Marzo 2012

 

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Autore: Barbara Esposito

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