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La leggenda del rosengarten

La leggenda del rosengarten - Il giardino delle rose

L'imponente catena frastagliata del Catinaccio viene comunemente chiamata "Rosengarten" (giardino delle rose).
Molte leggende a proposito di questo luogo fiabesco hanno come protagonista il re dei nani, Laurino. La più famosa spiega il motivo per cui al crepuscolo questa montagna, si accende di una luce rossa intensa.

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Laurino era il re dei nani e aveva il suo regno sulle montagne delle Dolomiti.
Di lui si innamorò la valchiria Sittlieb, che era al suo servizio come cavaliere e per lui creò nel suo giardino il più bel roseto che mai si fosse visto.
Ma Laurino si era innamorato di Similde, una fanciulla nobile, così bella, che per darla in sposa, il padre indisse un torneo, dal quale però, re Laurino fu escluso perché era un nano.

Laurino non potendo rinunciare alla donna che tanto amava, indossò il cappello dell'invisibilità e la rapì. La condusse nel suo castello e la rinchiuse nel bellissimo roseto colmandola di attenzioni.

Dolomiti - Rosengarten

Foto: prolocomiami.it

Sittlieb saputa l'intenzione di Laurino di sposare un'altra donna, fuggì col cuore infranto e si recò da una maga per farsi fare un sortilegio e poter diventare forte come un uomo, ma la magia prevedeva anche, che non sarebbe mai più potuta tornare nel giardino delle rose, pena la perdita della vita.
Mentre Similde era prigioniera nel roseto di Laurino, Hartwig, cavaliere del conte suo padre, che di lei era innamorato, partì alla volta del giardino per liberarla. Al suo ingresso trovò delle ninfe che gli dissero che solo un bambino o un giullare sarebbero potuti entrare nel giardino. Il giardino, infatti, era circondato da un sottile filo di seta, e chiunque l'avesse solo sfiorato, avrebbe fatto accorrere tutta la guardia di re Laurino. Per poter entrare senza essere visto, egli cantò una canzone per Similde e allora le ninfe commosse gli spiegarono il motivo per il quale la fanciulla era stata rapita.
Hatwig apprese anche che da solo, non sarebbe stato in grado di fare nulla per lei. Decise allora di tornare dal suo Signore per raccontare la verità, cioè che Similde sarebbe stata liberata, qualora a Laurino fosse stato permesso di partecipare al torneo, con l'imparzialità che si doveva ai cavalieri. Il Conte non volle ascoltare ragione e si rifiutò di nuovo di accettare la partecipazione di Laurino al torneo. Hartwig allora, si vide costretto a chiedere l'aiuto di Re Teodorico da Verona. Teodorico accettò, considerando una cosa facile l'impresa di penetrare nel regno dei nani per liberare la fanciulla, pur sapendo che Laurino era in possesso di arti magiche, quali una cintura che gli dava la forza di dodici uomini, una corazza impenetrabile e un cappuccio che lo rendeva invisibile, grazie al quale aveva appunto rapito la fanciulla.

Nel frattempo Sittlieb era entrata a far parte della corte di Re Teodorico. La magia e il fatto che ella non si toglieva mai l'elmo, le permisero di non essere riconosciuta come la valchiria che aveva lavorato per il re dei Nani. La salita al Rosengarten era considerata inaccessibile, ma il cavaliere con l'elmo disse di esserci già stato e di conoscere la via. Re Teodorico allora decise che sarebbe stato lui a guidarli, e lo obbligò a farlo, sebbene il cavaliere si mostrasse contrariato e predicesse la propria morte.
Giunti al roseto, Teodorico, tagliò il filo di seta che lo circondava, e subito gli apparve davanti Re Laurino in persona che iniziò con lui un duello cruento. Re Laurino si rese invisibile e subito fu in vantaggio, ma Re Teodorico riuscì ad afferrarlo, e togliendoli cintura, cappuccio e armi, lo sottomise.

Liberata Similde, ella disse che re Laurino era di nobile animo e che l'aveva trattata sempre con cura e amore. Chiese così a Re Teodorico di non umiliarlo oltre e di lasciarlo andare. Questi allora tese la mano al re dei Nani e gli offrì la pace. Fu allora organizzato un grande banchetto in un salone nella cavità della montagna.

Ma dopo la mezzanotte, quando tutti erano andati a dormire, un minatore svegliò Laurino, perché un cavaliere di re Teodorico si aggirava furtivamente per il roseto, cercando di penetrare nella montagna con intenzioni certamente malvagie. Sùbito i nani lo fronteggiarono, ma i rumori destarono Re Teodorico. Egli pensò sùbito ad un tranello e chiamò i suoi alle armi. Laurino a sua volta, pensò che vi fosse un'intesa tra Teodorico e il cavaliere contrario alla pace e quindi si riaprirono le ostilità.
Ancora una volta gli uomini di re Teodorico ebbero la meglio, ma il cavaliere con l'elmo pretendeva la libertà di re Laurino e arrivò a sfidare lo stesso re Teodorico a duello. Ferito, gli venne tolto l'elmo e si scoprì che era una donna, la valchiria Sittlieb, che rimasta fedele a re Laurino, stava morendo a causa del sortilegio. Terminò così la guerra nel roseto e re Laurino fu condotto prigioniero a Verona.
Nel frattempo Hartwig aveva portato al sicuro Similde, promettendole di difenderla per sempre, proposta che Similde accettò ed in seguito visse il resto della sua vita felice, accanto al cavaliere che l'aveva salvata.

Dopo un lungo periodo di prigionia, Laurino riuscì a liberarsi e a tornare alle sue montagne dove, non trovando più i suoi, fu colto da profonda tristezza. Allora decise di far pietrificare il roseto e pronunciò una formula magica in forza della quale, le rose non potevano più essere viste, né di giorno, né di notte. Ma dimenticò il crepuscolo, perciò da allora, ad ogni tramonto, riappaiono tutte le rose del giardino e tingono di un meraviglioso rosa intenso l'intera montagna. E' questa l'"Enrosadira" il momento magico del giardino delle rose.

 

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Autore: Ricevuta per e-mail da Johanna

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