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Fonte : Il Quotidiano del Sud
Data : 18 marzo 2015
Autore :

 

CAPISTRANO - Il celeberrimo dipinto conservato nella chiesa parrocchiale del paese

Inestimabile patrimonio artistico

Antonio Pasceri (a sinistra) ad un convegno a Reggio Calabria

L'affresco "Battesimo di Gesù nel fiume Giordano" attribuito a Renoir

CAPISTRANO - Parte, questa volta, dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria di Reggio Calabria il risveglio verso l'interesse sull'affresco del "Battesimo di Gesù nel fiume Giordano", custodito nella chiesa parrocchiale del paese e realizzato dal grande impressionista francese Pierre Auguste Renoir (1840-1919) durante il suo soggiorno, nel "villaggio" calabrese, avvenuto nel periodo natalizio del 1881-1882, a seguito dell'invito ricevuto a Napoli dal sacerdote capistranese don Giacomo Rizzuti (1820-1905), precettore presso la nobile famiglia Bonanno.
L'occasione è stata offerta dal Cis che ha dedicato uno dei suoi incontri per parlare del tema: "Auguste Renoir, il pittore impressionista della joie de vivre. Il Suo viaggio in Calabria e l'affresco di Capistrano".
L'incontro, che ha avuto luogo a Reggio Calabria, alla presenza di un folto pubblico è stato coordinato dalla presidente del Cis Loreley Rosita Borruto, che, dopo aver introdotto l'argomento, ha dato la parola al relatore Salvatore Timpano e, poi, al capistranese Antonio Pasceri autore del libro "Renoir da Napoli alla Calabria - 1881/1882 da Napoli a Capistrano di Calabria", recentemente edito dalla Kimerik.
Timpano ha illustrato come dalle opere renoiriane emerga la "le joie de vivre", «perché - ha detto - Renoir sorrise sempre alla vita e alla bellezza, rappresentando i divertimenti domenicali parigini, le gite lungo la Senna, la gioia delle bambine e la luminosità delle fanciulle ed ha, in modo straordinario ed unico, impresso nelle sue tele vivacità di colori, luci e vitalità».
Timpano, prima di concludere, si è soffermato a chiarire come Renoir, dopo il suo viaggio in Italia, sia stato spinto dalle opere dei grandi maestri italiani allo studio delle forme tanto da farle diventare modellate e scultoree proprio come è possibile osservare nei dipinti antichi e ad elencare anche numerose similitudini che Natale, Gambino, X. Battaglia ed altri hanno riscontrato fra l'affresco di Capistrano e tante altre opere di Renoir.
Introdotto dalla presidente Borruto, Pasceri ha, fra l'altro, evidenziato: «Il libro è una metodica raccolta fotografica delle memorie popolari, storiche e giornalistiche relative al viaggio di Renoir da Napoli a Capistrano, al lieto soggiorno dello stesso a Capistrano, al "rifecimento" dell'affresco di Capistrano, villaggio dove Renoir cenando a casa di contadini che lo chiamavano "mastru Pietru", si luliva il naso con la "vertula" della giacca. Proprio come facevano quei "villici" che Renoir disse a suo figlio Jean: "erano generosi e allegri nella loro miseria". Attraverso questa documentazione, fra cui l'anziana donna, Concetta Furlano, che nel 1966 ricordava di essere stata ritratta da un pittore che chiamava tutte le ragazze "madamoiselle", il libro "Renoir mio padre", l'intervista che 1952 Jean concesse al giornalista Sicilia si dimostra inequivocabilmente la presenza concreta di Renoir in Capistrano, condizione richiesta dalla Sovrintendenza per l'attribuzione definitiva dell'affresco a Renoir».

 

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Fonte : Il Quotidiano del Sud del 18/03/2015 - Autore

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