Sei in >> Capistrano >> Cronaca >> Capistrano : No alla soppressione della guardia medica
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In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava: «Io sono la Pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La seconda disse: «Io sono la Fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere». E così accadde. La terza candela confessò: «Io sono l'Amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere». All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: «Ho paura del buio». Allora la quarta candela disse: «Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la Speranza».
Il nome popolare di "Candelora", assegnato alla festa odierna della Presentazione del Signore, è legato alla benedizione e alla processione con le candele e fiorisce dalle parole del vecchio Simeone che così definisce Cristo: «Luce per illuminare le genti». Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della Speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la Pace, la Fede e l'Amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della Speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» che riesce a far sbocciare la Luce.
Fonte : Gazzetta del Sud
Data : 18 ottobre 2015
Autore : Antonio Pasceri
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Il Comune non esclude il ricorso anche a iniziative legali
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Antonio Pasceri
CAPISTRANO
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Da alcuni anni ritorna fra la gente di Capistrano l'apprensione, che sa di panico, per paventata soppressione della guardia medica, contro la quale avrebbe sempre presentato adeguate giustificazioni come quelle che l'amministrazione comunale già nel 2011 aveva, con missive del sindaco Marcello Roberto Caputo e con deliberazione del consiglio comunale, energicamente protestato e dato mandato al sindaco di predisporre gli atti necessari per adire al TAR della Calabria in caso di concreto atto di soppressione della guardia medica di Capistrano.
Quest'anno il pericolo della soppressione della guardia medica di Capistrano sarebbe più concreto per cui il sindaco Caputo ha evidenziato: «Con la soppressione di questa guardia medica viene violentato e violato un diritto fondamentale dell'uomo, quello del diritto alla salute verso la collettività Capistranese che diviene sempre più composta da gente anziana, che, proprio per questo, non può rimanere sguarnita di un presidio di guardia medica».
Per il sindaco Caputo, non dovrebbe essere soppressa alcuna postazione di guardia medica nella Regione e, nella fattispecie, nella depressa provincia di Vibo Valentia e aggiunge: «Per le eventuali soppressioni si dovrebbero seguire criteri obiettivi che dovrebbero privilegiare, e non per motivi campanilistici, la lontananza del Comune dai presi ospedalieri; le difficoltà per i cittadini di raggiungere detti presidi sanitari a causa di servizi pubblici e di viabilità da anni cosparsa di buche e avvallamenti che mettono a rischio anche l'incolumità di chi la percorre; la presenza solo per alcune ore diurne nel Comune di un solo medico di base allorquando questi, come accade in Capistrano, disimpegna le medesime funzioni in altro Comune peraltro non confinante e distante circa 20 chilometri. La postazione della guardia medica di Capistrano, comune totalmente montano - continua il sindaco Caputo - trovandosi nella zona maggiormente periferica dai presidi ospedalieri di Serra San Bruno, (22 chilometri) e Vibo Valentia (32), dovrebbe essere soppressa per ultima sia in ordine di tempo e di necessità per i motivi già esposti sia in ordine economico perché il comune di Capistrano ha sempre ceduto, per la postazione della guardia medica, gratuitamente idonei locali, energia elettrica per l'illuminazione, riscaldamenti, e parte di arredamento».
Sindaco e amministratori starebbero valutando il tutto per le iniziative, anche legali, da intraprendere a favore della permanenza della guardia medica di Capistrano.
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Fonte : Gazzetta del Sud del 18/10/2015 - Autore : Antonio Pasceri
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