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Capistrano (VV), venerdì 14 dicembre 2018 ~ Ore : 09:05:34 - Settimana dell'anno n° 50 - Trimestre 4° [dicembre] Sagittario :-) ;-) - Giorni trascorsi da InizioAnno: 348 - Giorni mancanti a FineAnno: 17

Il sole sorge alle ore 07:30 e tramonta alle ore 16:39 - San Giovanni della Croce

 

Verso Gerusalemme

Alzo gli occhi per cercare l'altura di Gerusalemme. L'andatura visiva è lenta perché gode di un paesaggio infinito di sole e di vita. Danzano lievi, alla brezza leggera, le palme e i rami d'ulivo ed io colgo attimi di una coscienza divina. Resistere a Colui che chiama, alle sue tradizioni storiche, è impossibile, sarebbe un errore. La chiamata divina determina un nuovo orientamento di vita, non si ha possibilità di scelta, è la responsabilità di un messaggio che arde dentro annullando la passività. Sfoglio le pagine del Libro di Dio e manifesto la Sua realtà e presenza che si adagia nella mia vita producendo una visione mentale, una percezione particolare.
Il mio viaggio, per questa Pasqua, inizia sul versante occidentale del monte degli ulivi, dove, chi va pellegrino, può trovare una pietra di marmo servita a Gesù-Maestro per salire sull'asina il giorno del suo ingresso a Gerusalemme: è lo stesso luogo, fuori dal villaggio di Betania, dove Marta era venuta incontro a Gesù prima della resurrezione del fratello Lazzaro. Il Maestro si muove da Betania verso Betfage, manda due discepoli a condurgli un'asina con un asinello. Sul posto è stata edificata una cappella sulle cui pareti è raffigurato l'incontro di Marta e Maria con Gesù, la Resurrezione di Lazzaro e l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. L'interno della cappella, custodisce, anche, la pietra che è servita al Maestro. Il Signore prima di attraversare la città, fa due cose: lascia un Lazzaro risorto e cavalca un'asina. Sono due gesti che narrano di una divinità, di un'umiltà e di una decisione. Di fronte a buffe e indomite parole che si materializzano in concetti quasi meccanici di taluni "asini" che, armati di presunzione e malcelata umiltà, sbarrano cammini, innalzano muri e tirano pietre, Gesù-Maestro va diritto verso la meta per indicare la strada ad ogni uomo trafitto. Lui, sale a Gerusalemme e scompaiono le ombre; intelletti immortali si ridestano a vita più alta e serena. Il suo corpo innocente, per natura seme di vita, tra i rami d'ulivo e le palme, è già pane che ondeggia tra le spighe.
Egli è roccia, rupe, tenda nel vento di bufera; è infinito senza deserto, è chiarore di resurrezione. Il vento leggero si posa sul suo volto come dolce carezza: gli schiaffi e gli sputi passeranno in fretta lasciando solo segni di splendore e purezza. Ecco perché alzo lo sguardo sul colle di Gerusalemme. Lui è la giustizia che si rivela nella misericordia in difesa di chi gli è fedele. Lo voglio vedere ancora in ogni Lazzaro risorto, in ogni pietra posta d'inciampo per smascherare la falsa umiltà di apparenze indefinite.
Salendo a Gerusalemme, sulle sponde dei fossati, non ci sono più foglie secche; la morte, con Te, si allontana per ridissolversi nel suo nulla. Tu, sole di resurrezione, con la tua presenza preziosa, hai asciugato, ancora una volta, le mie lacrime.

P.S.
Ho fatto, di nuovo, il viaggio con Gesù-Maestro nella terra di Gerusalemme, per incontrarlo come Cristo storico che si fa contemporaneo anche nel mio tempo. Volevo sentire la voce di chi mi chiama forte e con amore in mezzo a taluni deserti di testimoni muti e vuoti. Mi sono voltata e ho risentito la mia eco rispondergli: "Si, Signore... eccomi... parlami ancora!... Tu amore concreto... Tu carità!"

09/04/2014

Barbara Esposito

 

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