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Capistrano (VV), venerdì 14 dicembre 2018 ~ Ore : 09:18:45 - Settimana dell'anno n° 50 - Trimestre 4° [dicembre] Sagittario :-) ;-) - Giorni trascorsi da InizioAnno: 348 - Giorni mancanti a FineAnno: 17

Il sole sorge alle ore 07:30 e tramonta alle ore 16:39 - San Giovanni della Croce

 

Nel cuore dell'Aspromonte...nel cuore della Regina di Polsi.

 

Ore 05:00, la sveglia suona per ricordarmi che tra un'ora andrò in pellegrinaggio in un posto visitato da ragazza e che mi è rimasto nel cuore: vado dalla "Madonna da Muntagna chi di lupi non si spagna" (cita così un inno a lei dedicato). Il viaggio inizia da Capistrano con un pulmino di circa venti posti. Assieme a me, amici paesani e care cugine, una di queste, Leonarda, organizza, annualmente, il pellegrinaggio a Polsi, dalla Vergine della Montagna. Mi sento a mio agio tra volti amici e, quindi, parto con un senso d'euforia. Seduta, accanto a me, c'è Vittoria, altra cugina, venuta dal Canada (Montreal) per le ferie, devotissima alla Madonna di Polsi. È lei che ha insistito... andiamo! E allora partiamo: "E nui venimu sonandu e cantandu, Maria de la Muntagna cu vui marraccumandu..." Iniziano le preghiere... e quante... - avevo dimenticato quanto pregano le mie cugine : Vincenza, Elena, Nina - e come intonano bene i canti religiosi! Mi trovo immersa in una spiritualità che mi fa lacrimare gli occhi di gioia. Aiuta la mia meditazione lo spettacolo di una montagna che mostra una natura inenarrabile: la bellezza selvaggia di castagni, lecci, querce centenarie saluta il nostro passaggio e allora penso che il trono della Regina è davvero su questi monti della Calabria. Le litanie continuano... "Maria de la Muntagna siti bella e de lu cialu vui siti la stella e de lu mari siti la funtana, grazie cuncediti a cui vi chiama..." Ed ecco scorgere, sulla strada tortuosa, un torello che ci guarda quasi a darci il benvenuto. Il pensiero corre, allora, ad un altro torello che s'inginocchia e trova una croce, accorre il suo pastore e vede la Regina che gli dice: «Voglio una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi». Noi stavamo arrivando da te, Regina, anche per chiederti grazie, ma con il cuore già colmo di gratitudine e amore, contenti di poter godere della tua presenza che è luce, magnificenza, protezione. "Maria de la Muntagna chi di Lupi non si spagna"... a me , invece, un po' di paura è venuta scendendo a valle, per quel sentiero tortuoso. Il cuore pulsa in un miscuglio di emozioni: la voglia di vederti e il timore per quei burroni a precipizio. Ai tornanti più pericolosi stringo i jeans di Vittoria, io fifona, lei coraggiosa, ma i canti e le preghiere continuano; ed ecco che diventano più intense quando, finalmente, si scorge il Santuario. Si alza la voce, si battono le mani: "Evviva Maria de la Muntagna!". Alla vista della Chiesa, giù a valle, non posso non pensare che in quel pulmino ho respirato fede, fede viva, di chi non teme paure: sono felice! Finalmente arriviamo. Bacio la terra santa della Madonna di Polsi, i motivi sono due: posso prostrarmi davanti alla Regina e posso toccare il suolo. Vorrei abbracciare l'autista per un senso di gratitudine, ma mi riprometto di farlo dopo, ora voglio correre dalla Regina della Montagna "chi di lupi non si spagna" e dirle che io, invece, a volte, ho paura. Non sento ancora il suono di tarantelle (ma Polsi non è la terra delle tarantelle?), allora intoniamo noi, piccola comitiva, ritmi e canti calabresi: "Lu pecuraru chi mangia ricotta, vacia a la missa e non s'indinocchia, non si caccia lu coppulinu, pecurareddhu malandrinu...". In chiesa c'è gente. M'inchino cercando il tabernacolo. Vado verso il trono della Regina. Sulla mia destra c'è un quadro con un Crocifisso-Risorto di una bellezza straordinaria. Saluto, allora, il Figlio di Dio e vado dalla Madre. Le porgo la mia offerta, m'inginocchio davanti a Lei, bellissima, il Paradiso in terra; le accendo un cero e la saluto perché è davvero Regina, le rendo grazie e poi le chiedo d'intercedere per le mie grazie, due in particolare. Ma poi prego per tutti, come non farlo, ha due occhi che ti scrutano e t'interpellano. Prego per amici, nemici, carcerati, soli, malati. La melodia continua durante la celebrazione Eucaristica. Il sacerdote c'invita a vedere Maria in tutti coloro che incontreremo a casa, fuori da Polsi. Prometto di farlo ma... com'è difficile! Qui, invece, appare tutto più semplice. Suona una tastiera con chitarra e batteria, io canto dal secondo banco, talvolta, guardo verso la cantoria dove un ragazzo e una ragazza intonano i canti. Vorrei salire sopra, prendere il microfono e cantare la mia gioia. Ma resto al mio posto: ho di fronte la Regina e la guardo attratta come una calamita con il suo pezzo di ferro. A fine celebrazione un Diacono ci dice che è possibile ottenere l'indulgenza, per la visita al Santuario, con confessione, comunione, recita del Credo e preghiera secondo le intenzioni del Papa. Ci ricorda, inoltre, che l'indulgenza è personale o applicabile a un solo defunto. Penso subito a mia madre è lei che poi provvederà per me. Per essere sicura di fare le cose per bene, mi confesso. Trovo un padre africano, venuto a Polsi da Roma, per rinfrancare noi poveri pellegrini. Dopo l'assoluzione, penso di aver fatto tutto e mi sento davvero libera e felice. Corriamo, con Vittoria, a prendere "ricordini e immaginette" per i nostri cari e poi usciamo a ristorarci con un panino. Chissà perché ma ancora non sento suono di tarantelle e il buon profumo di carne di capra, caratteristiche della terra di Polsi. Chiedo informazioni e mi dicono che tutto sarebbe accaduto per i primi giorni di Settembre, quelli della festa. Mi si avvicina un parente per mostrarmi degli anfratti che sarebbero stati covi di briganti, sorrido divertita perché penso a "Maria de la Muntagna chi di lupi non si spagna". Salgo su una scalinata, di fronte al Santuario dove stanno ultimando dei lavori. Mi dicono che quella sarà la sede del futuro vescovo per quando sosterà a Polsi (Morosini è stato inviato a Reggio Calabria). Mi aggrappo a quel balcone e ammiro i ruderi di case non ancora riparate chiedendomi se c'è un posto più bello per chi vuole pregare e stare a colloquio con Dio. Passa un sacerdote e mi chiede da dove provengo. È ancora un sacerdote di colore, mi dice che dopo l'estate tornerà a Roma, "da papa Francesco", gli rispondo dall'alto della mia scalinata, lui sorride, saluta e va via. A Settembre, tornerà a Roma, penso io, ma qui resterà la Vergine della Montagna "chi di Lupi non si spagna". Non voglio scendere da lì ma Vittoria e un'amica mi chiamano: «dobbiamo andare»... Ecco, il miracolo si è compiuto di nuovo. Chi va a Polsi lascia un pezzo di cuore. Mi giro e mi rigiro e vedo gli occhi della Regina che, dal profondo di questa valle, scrutano il creato, uomini e cose. La fiumara del "Bonamico" scorre lenta tra massi e pietre mentre penso che la fede sceglie sempre le grandi altezze. Cerco di scardinare i pensieri per tornare alla realtà. Ed ecco intonare, prima di salire sul pullman, altri stornelli: "Abballati, abballati, fimmini schietti e maritati e si non ballati bonu non vi cantu e non vi sonu"... Salutiamo così la terra di Polsi e andiamo via, via dal cuore dell'Aspromonte, terra di Maria, terra di briganti, terra di Alvaro, terra della mia Calabria, amata e cara; tornerò, mi dico, dammi coraggio, "Maria de la Muntagna chi di Lupi non si spagna". Arriviamo alle "tre fontane", nei pressi di Gambarie. Acqua fresca da attingere a piccoli sorsi. Alcune gocce di pioggia, cadute poco prima e trattenute dai rami di alberi secolari, mi scendono, lievi, addosso, mentre bevo, senza arsura e sazia d'amore; le sento scorrere leggere sui capelli e sulle braccia. Arriva Vincenza, battiamo le mani, urliamo verso il cielo: «viva Maria della Montagna», ormai, sopra di noi, un sole di nuovo splendente: le nuvole gli hanno fatto spazio inchinandosi per dargli passaggio. Vogliamo danzare al suono di tarantelle. Antonio, l'autista paesano, felice per i complimenti alla sua guida ("i mastri si vidanu"), ferma un ragazzo accorso alle tre fontane per attingere acqua. Lo invita ad accendere un CD e parte "stilla chiara" per noi che torniamo dalla Vergine della Montagna. Inizia la danza, si balla, si uniscono anche i familiari del ragazzo, altre persone accorrono, le macchine rallentano e la festa esplode... "e danza cu lu ventu comu l'unda di lu mari... e danza cu lu ventu comu l'unda di lu mari...". Il cuore si affanna di gioia e stanchezza e allora ripartiamo, esausti e felici, per la nostra tarantella che ha salutato l'eco di una montagna dai mille profumi. Ultima tappa, prima del rientro a casa, a Gambarie: mercatini, gelati, pausa dolce, affezione di ricordi e saluti. Si torna a casa intonando stornelli che Vincenza riapre da scrigni tramandati dai suoi, miei, avi. Canti popolari calabresi, intervallati da ritmi gioiosi. Prima di fermarsi c'è tempo per un'altra preghiera che sa di ringraziamento e di lode alla Regina dell'Aspromonte. Arrivo a casa e "bombardo" letteralmente i miei per le emozioni vissute questo 20 Agosto, festa di san Bernardo, e, come Lui, mi ritrovo a pensare che davvero Maria è Regina, Regina del cuore dell'Aspromonte, Regina del mondo!

P. S.
Di proposito non ho voluto lavare le scarpette da tennis che avevo portato a Polsi. Il giorno dopo mi sono ritrovata a toccarle con un desiderio grandissimo di baciarle. Non c'era terriccio su di esse, avvertivo, però, l'orma che ha attraversato i colori, gli odori, la santità, la bellezza della terra "da Regina da Muntagna chi di Lupi non si spagna".

20 Agosto 2013

Esposito Barbara

 

 

Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - "...Castagni, lecci, querce centenarie..." Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - "...Sulla strada tortuosa un torello..." Pellegrinaggio a Polsi anno - "...Sentiero tortuoso e burroni a precipizio..." Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - Polsi vista dall'alto Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - Statua lignea della Madonna Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - Madonna della Montagna Pellegrinaggio a Polsi anno 2013 - Santa Messa
Foto di Luna

 

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Barbara Esposito

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